Il mito antico del Vesuvio tra timore e leggenda
INDAGINI. Un sondaggio pubblicato dal settimanale Time sui vulcani più famosi al mondo incorona il gigante partenopeo. Seguito dall’islandese Eyjafjallajokull, che in primavera bloccò il traffico aereo di mezza Europa.
ll gigante partenopeo non ha rivali: è il vulcano più famoso al mondo. Lo afferma il settimanale Time in un sondaggio pubblicato nell’ultimo numero. A favorire la celebrità nonché la leggenda del Vesuvio è stata senza dubbio l’eruzione del 79 d.C., che seppellì Pompei, Ercolano e Stabia provocando (secondo le stime degli storici) un migliaio di vittime, e che lasciò il segno anche nella letteratura dell’epoca. Si interessarono del fenomeno sia Plinio il Vecchio che Plinio il Giovane, quest’ultimo autore della sola testimonianza scritta giunta ai giorni nostri.
Il parente più anziano rimase invece vittima dell’eruzione mentre cercava di osservare il Vesuvio più da vicino. E onore del suo spirito scientifico, fu adottato il termine “pliniana” per indicare un tipo di eruzione esplosiva, simile proprio a quella del Vesuvio in cui egli perse la vita. Stesso fascino anche per il vulcano di Thera (che si colloca all’ottavo posto), che isola greca che oggi si chiama Santorini e che 3500 anni fa distrusse la civiltà minoica dando alla terra una particolare forma a ferro di cavallo.
Al secondo e al terzo posto in classifica ci sono due vulcani per così dire “moderni”: il Monte Sant’Elena, nello stato di Washington in America, che esplose improvvisamente nel 1980 dimezzando la sua montagna (e ispirando anche il film Dante’s Peak), e l’islandese Eyjafjallajokull, noto per il suo impronunciabile nome e per avere bloccato i voli di mezza Europa nella primavera scorsa.
Al quarto posto figura il monte Tambora in Indonesia, che vanta anche il primato della più potente esplosione vulcanica registrata nella storia: accadde nel 1815, provocò un maremoto con decine di migliaia di vittime, e un cambiamento climatico mondiale, tanto che l’anno successivo fu definito “l’anno senza sole”. Una curiosità: nella graduatoria non figura il Krakatoa, vulcano fra Giava e Sumatra che nel 1883 uccise non meno di 36mila persone con un’eruzione di potenza 13mila volte superiore alla bomba atomica. Un record che stranamente risulta ai più sconosciuto.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







