Il processo? Sarà brevissimo
POLITICA. Il presidente della Repubblica affossa il dibattito sul “processo breve” e richiama l’attenzione della politica sulle questioni economiche. Da destra a sinistra coro di apprezzamenti per l’intervento.
«Si va verso un’evoluzione più benigna». E' ottimista il presidente della Repubblica, in visita alla festa del Cinema di Venezia. «Siamo nella febbre politica del no, non è vero, del sotto sotto e dei ma» ha detto parlando della situazione politica, riferendosi soprattutto alla maggioranza. Quindi il voto anticipato, ipotesi invisa al Colle, non è così vicino. Il presidente ha voluto anche togliersi qualche sassolino dalla scarpa sul processo breve. Da giorni circolano voci su presunti contatti tra Palazzo Chigi e il Quirinale per trovare un accordo sul testo.
Il Capo dello Stato ha voluto smentirle. «Su queste cose ho già detto tante volte, mentre si discuteva della legge sulle intercettazioni: sapete che fine ha fatto quella legge?». Alla risposta «su un binario morto» ha replicato ironicamente: «Ecco...». Non ci sta a farsi tirare per la giacchetta Napolitano, ma neanche a rinunciare al suo ruolo e alle sue prerogative costituzionali. Men che meno alla sua autonomia. Berusconi è avvisato. Il presidente ha infine invitato le forze politiche a confrontarsi sui temi economici. Le parole del Capo dello Stato hanno aperto anche un dibattito. «Condivido pienamente – ha detto il sempre divertente ministro Calderoli - le parole del presidente della Repubblica e il suo invito a concentrarsi sull’economia.
E infatti proprio l’economia è stata al centro dell’azione del Governo in questi primi due anni di legislatura e i numeri, oggi, danno ragione alla linea di azione tenuta da questo Governo nell’affrontare la crisi economica internazionale».
Gli fa eco il capogruppo Pdl alla Camera Cicchitto: «Malgrado il governo sia stato sottoposto ad attacchi di tutti i tipi, sia da parte di una Sinistra che nonostante la sua incapacità di proporre alternative credibili non si è mai rassegnata al risultato del 2008, sia da parte di settori politicizzati della magistratura, tuttavia questo esecutivo si è impegnato a fondo per mettere al riparo il Paese dalle conseguenze della crisi economica e certamente l’economia è stata al centro dell’azione del governo». Anche il Pd apprezza. «Ha ragione il presidente della Repubblica nel mettere al centro la questione economica – dice il vicesegretario Enrico Letta - perché quella è la vera priorità del Paese in un momento in cui, anche a livello europeo, i facili ottimismi di qualche mese fa sono sostituiti dalle preoccupazioni per lo stato della ripresa e dei conti pubblici. Il Governo lasci perdere priorità che tali non sono, come il processo breve, e, se esiste ancora la maggioranza, si concentri sull’economia. Altrimenti passi la mano».
E Di Pietro: «Napolitano ha certo letto, come ho fatto io, il Financial Times. L’editoriale è la fotografia di come gli investitori esteri guardano al nostro Paese. Con il debito pubblico ormai oltre il 120% del Pil, dove il default finanziario potrebbe essere questione di mesi, se non di settimane. Oggi per riscoprire la crescita economica all’Italia serve una rivoluzione politica, non una politica per superare la crisi».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







