India, l’economia tocca il livello massimo dal 2007
ASIA. Nel secondo semestre dell’anno la crescita è stata dell’8,8%. La produzione industriale è aumentata del 12, i servizi hanno conosciuto un incremento del 10. La banca centrale vigila sul rischio di inflazione.
Non è la prima, ma considerando che la competizione è mondiale e che davanti a lei c’è solo la più grande velocista della storia contemporanea, Nuova Delhi può comunque ritenersi soddisfatta. Con un tasso di crescita dell’8,8 per cento registrato nell’ultimo trimestre e annunciato ufficialmente ieri dalle autorità, l’India si conferma il Paese con il miglior indice di sviluppo dopo la Cina, destinato pertanto a competere con i più grandi colossi del pianeta per i gradini più alti del podio economico mondiale.
Il risultato ottenuto da Nuova Delhi, il migliore dal 2007 a oggi, è stato reso possibile dalle ottime performance registrate dai settori indiani più competitivi: paragonata allo stesso trimestre del 2009, la produzione industriale è infatti cresciuta del 12 per cento, mentre i servizi (soprattutto banche, information tecnology e strutture di accoglienza per turisti) hanno conosciuto un aumento del 10 per cento.
Buone anche le prestazioni del settore minerario, con un balzo in avanti del 9 per cento, mentre l’agricoltura si è attestata invece su livelli più bassi (più 2,8 per cento). I dati ufficiali evidenziano inoltre un forte aumento delle vendite di autoveicoli, specie nel mercato interno, e dei finanziamenti bancari, considerati dagli economisti valide cartine al tornasole per valutare le variazioni della domanda interna di un Paese e della fiducia di consumatori e investitori nella sua economia.
Oggi il Pil indiano, a parità di potere d’acquisto, è il quarto al mondo dopo quello di Stati Uniti, Giappone e Cina.
Nell’ultimo periodo l’economia dell’Unione è cresciuta mediamente di oltre l’8 per cento l’anno, con un trend positivo superato solo dal Paese della Grande Muraglia. Così, mentre i mercati europei e americani restano freddi e indebitati, le economie dei giganti asiatici, con Pechino e Nuova Delhi in testa, continuano a crescere e svilupparsi, sgomitando per arrivare sul primo gradino del podio e lasciarsi alle spalle i loro rivali.
E anche se la banca centrale indiana ha un bel da fare per cercare di contenere un inflazione che a luglio, per il quinto mese consecutivo, ha superato il 10 per cento, la locomotiva indiana continua ad accelerare, tanto che tutte le maggiori economie hanno da tempo compreso la necessità di fare spazio al convoglio che essa trasporta e al carburante che la alimenta, fatto principalmente di una miscela di information technology, industria pesante e servizi.
Il principale problema indiano è adesso quello di evitare un surriscaldamento eccessivo del sistema economico.
Dall’inizio dell’anno la Bank of India ha alzato il tasso di interesse bancario già quattro volte per tentare di frenare i prezzi e gli addetti ai lavori si aspettano di vederlo salire ancora nei prossimi mesi.
La crescita dei prezzi, che riguarda principalmente i generi alimentari, rischia infatti non solo di erodere quella economica, ma anche di acuire le sperequazioni esistenti tra la grande massa dei poveri che esiste nel Paese e i suoi ricchi vertici, con conseguenze negative per la stabilità sociale e ripercussioni immediate sulla fiducia degli investitori e dei mercati.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







