La rupia indossa il vestito buono

Paolo Tosatti
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ASIA. Dopo il dollaro statunitense, l’euro europeo, la sterlina britannica e lo yen giapponese, anche la rupia indiana ha deciso di dotarsi di un proprio simbolo ufficiale internazionalmente riconosciuto.

Se non bastano gli occhiali a fare un intellettuale, a volte è sufficiente il vestito giusto per entrare in un club di prestigio. Così, dopo il dollaro statunitense, l’euro europeo, la sterlina britannica e lo yen giapponese, anche la rupia indiana ha deciso di dotarsi di un proprio simbolo ufficiale internazionalmente riconosciuto. Un’immagine che nelle intenzioni di Nuova Delhi servirà a garantire alla sua moneta l’accesso di diritto nell’olimpo delle grandi valute mondiali e a celebrare degnamente l’ingresso dell’India nel ristretto club delle maggiori economie del pianeta.
 
Galvanizzate dalla lunga serie di successi ottenuti negli ultimi anni dal proprio settore produttivo e finanziario, da tempo le autorità indiane hanno cominciato a immaginare un giorno in cui a livello internazionale si avranno transazioni in rupie, esattamente come oggi avvengono quelle in dollari ed euro. E siccome secondo molti economisti quel giorno non è poi così lontano, il ministero delle Finanze dell’Unione Indiana ha deciso di bandire un concorso nazionale per dare alla propria moneta l’immagine giusta.
 
Tra gli oltre 3mila progetti prevenuti, a spuntarla è stato quello di D. Udaya Kumar, un giovane designer di 32 anni che, dopo aver studiato architettura alla Anna University, conseguito un master all’Institute of technology di Mumbay e vinto un Phd nello stesso ateneo, grazie alla sua brillante creatività è ora riuscito a ritagliarsi un posto nella storia del boom economico indiano, accanto a colossi del calibro della Tata Motors e della Vedanta Resources.
 
Il progetto da lui presentato è semplice, essenziale e al tempo stesso riconoscibile, requisiti fondamentali per ogni logo di successo. Il simbolo è costituito dalla sovrapposizione tra la lettera “Ra” dell’alfabeto devangari (una scrittura sillabica usata in molte lingue dell’India, come l’hindi, il marathi e il sindhi) e la lettera “R” dell’alfabeto latino. «Quando ho iniziato a studiare il simbolo ho preso in considerazione decine di caratteri di molti alfabeti diffusi nell’Unione. Alla fine ho scelto il devangari perché è quello più utilizzato. Inoltre i due tratti orizzontali dell’immagine e la striscia che li unisce rappresentano un richiamo alla bandiera indiana», ha spiegato il giovane ai giornalisti.
 
L’icona, facile da riconosce e da disegnare, dovrebbe essere adottata da Nuova Delhi nel giro di sei mesi e ottenere un riconoscimento internazionale entro un anno e mezzo, venendo inserita in tutti i codici di scrittura e simbolici globali riconosciuti dalla comunità degli Stati, come ad esempio l’Unicode standard. In questo modo comincerà a essere utilizzata dalla Borse, dalle banche e dagli istituti di credito di tutto il mondo, e sarà presente sulle tastiere dei computer e sui video terminali di tutte le compagnie, imprese e aziende che intrattengono affari con l’India.
 
«Si tratta di un grande passo avanti per la nostra moneta», ha dichiarato il ministro indiano dell’Informazione Ambika Soni. «Questo simbolo darà un carattere distintivo alla valuta del nostro Paese e aumenterà la sua diffusione e la sua forza nel mercato e nell’economia globali». Un bell’abito, appunto, per entrare in un club d’elite.                                                            

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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