La semplice ricetta della grande musica
CREATIVITA'. Leonard Cohen incanta il pubblico di piazza Santa Croce a Firenze. Cinquemila spettatori hanno applaudito l’unica esibizione nel nostro paese del cantautore canadese.
Quando ha intonato “Hallelujah” un’intera piazza ha ascoltato ogni singola nota in un silenzio assoluto. Quando ha preso la chitarra per accompagnarsi in “Suzanne” un’ovazione ha sottolineato le prime battute. Infine quando ha salutato con il suo cappello gli oltre cinquemila spettatori che erano venuti in piazza Santa Croce a Firenze, per l’unica data italiana, Leonard Cohen si è sentito a casa.
Davanti a una delle basiliche più note del mondo, ha rotto ogni indugio e si messo subito a comunicare con la gente. Non parlando tra un brano e l’altro, ma semplicemente regalando la sua arte. La sua voce infatti è ancora bella calda, sicura nel registro basso, Accanto a sé ha un gruppo di musicisti eccezionali, che salgono sul palco con lui ormai da molti anni. A partire dal bassista e direttore musicale Tom Beck, per continuare con il fido e “impeccabile” (così lo introduce Cohen) Neil Larsen all’Hammond a cucire le parti e al multistrumentista italo californiano Pino Soldo.
Il chitarrista Bob Metzeger, con il cantautore canadese dal 1988, è l’anima americana del gruppo mentre il batterista Rafael Gayol, dal Texas, aggiunge un senso di ordine e quasi dedizione alla causa. Forse il periodo di silenzio che ha caratterizzato la carriera di Leonard Cohen ha giovato al mantenimento di una forma invidiabile se a 73 anni continua a esibirsi. E a dare l’impressione che la serata non dovesse mai finire (5 bis in programma).
E' stata “Dance me to the end of love” ad aprire un concerto che ha catturato subito la piazza, e già da “Bird on the Wire” il pubblico ha capito che Leonard Cohen faceva sul serio: interpretazioni pulite, che nascevano dal cuore. Proseguite con “Everybody Knows”, “In my Secret Life”, “Who by Fire” con “Anthem” che ha concluso una prima parte piena di poesia. Poi “Tower of Song” a riaprire lo spettacolo con lui che decide di suonare le tastiere e la chitarra e ritrovare una forma cantautorale più intima.
Arrivano al cuore “Sister of mercy”, “The Partisan” e dopo “Hallelujah”, “I’m Your Man” e “Take this Waltz” a far alzare l’intero pubblico in piedi. Senza fumo sul palco o effetti speciali, ma solo grazie a una voce solida, a un atteggiamento di grande affetto per chi lo è venuto ad ascoltare, salutato con un inchino e un cappello in mano. E soprattutto a tante belle canzoni, una ricetta semplice quanto efficace per conquistare fama e autorevolezza con la musica.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







