La strage abbia inizio
CACCIA. Tra regole scavalcate e polemiche, è ripartita la stagione venatoria. Dissenso corale da parte delle associazioni animaliste ed ecologiste. Il 18 settembre a Venezia una grande manifestazione nazionale.
È dunque scoccata l’ora x per la battaglia tra il popolo dei cacciatori e il mondo ambientalista, che in realtà è semplicemente la testa d’ariete di una legge comunitaria approvata e in vigore, che invece sul nostro territorio è stata sorpassata a destra. Ieri, fucili di nuovo spianati per l’avvio del periodo di preapertura, che si tiene in tredici regioni che hanno deliberato l’anticipo della stagione di caccia.
A queste se ne aggiungono altre 4 (Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Abruzzo) che hanno lasciato alle singole province la possibilità di decidere. Solo in Liguria e Piemonte (e nelle province autonome di Trento e Bolzano) si tengono le armi nella fondina. Slitta invece l’apertura in Molise, dopo che il Tar ha accolto il ricorso dell’Ente nazionale cinofilia e del Comitato tecnico faunistico venatorio, che giudicano incompatibile con le norme europee il regolamento del calendario regionale.
Un po’ di numeri per considerare il fenomeno e l’identità dei signori cacciatori, prima dei danni provocati dal loro hobby. I possessori del tesserino (dati Istat 2007) in Italia sono 751.876, cioè l’1,25 per cento della popolazione, una porzione che si è assottigliata drasticamente, più che dimezzata in trent’anni, soprattutto per la scarso interesse delle giovani generazioni. La parte del Paese più consistente è a Nord, mentre la regione più assidua risulta essere la Toscana. Detto questo, ecco altri dati costanti che riguardano il magico mondo della caccia. Oltre ai due milioni di animali uccisi nelle battute, vanno ricordati i 5.000 cani coinvolti in incidenti (2050 ammazzati nel solo 2008, secondo Federcaccia) e le decine di animali domestici uccisi e feriti.
Ancora, secondo l’Associazione a difesa degli animali e dell’ambiente, i casi di danni provocati l’anno scorso dai cacciatori a danno di persone o cose sarebbero 842. E tra questi, c’è stato anche chi è finito colpito a morte da qualche pallottola vagante. Nella stagione passata, in totale le vittime degli incidenti sono state 31. Di questi, 24 sono deceduti durante le battute, mentre altri 7 per incidenti in ambito extra venatorio, ma provocati comunque dal maneggio di armi da caccia. 86 il numero di feriti. Insieme all’incolumità della specie umana, c’è naturalmente la vita di tanti esemplari animali che viene troncata dalla barbara pratica venatoria.
Complessivamente dodici le razze di uccelli cacciabili, di cui quattro (tortora, quaglia, beccaccino e marzaiola) con popolazioni in declino. Per difendere il patrimonio faunistico (e il diritto comunitario clamorosamente violato) si è alzato ieri, in occasione del via al calendario venatorio, il no corale di associazioni ambientaliste Wwf, Lipu, Enpa, Lav e altre che hanno aprontato i ricorsi ai Tar regionali e convocato una manifestazione nazionale contro la caccia, a Venezia il 18 settembre alle ore 15. Altro appuntamento è quello previsto per giovedì 16 a Roma, quando verranno consegnate le prime 13.000 firme raccolte per la petizione a favore dell’abolizione della caccia, lanciata dalle associazioni No alla caccia, Lac, Vivere again e Oipa, e che continuerà fino a quando non verrà rispettata l’opinione della maggioranza degli italiani.
Il sanguinario “passatempo” risulta ormai antistorico e avulso dalla nostra società, essendo ormai coltivato da «una lobby giunta alla fine, che non gode di popolarità né di consenso da parte dei cittadini – commentano Lav ed Enpa -. Non è abbastanza: bisogna impugnare il fucile anche l’1 settembre, con la possibilità di uccidere per puro divertimento merli, ghiandaie, tortore, colombacci e anatre selvatiche, che stanno ancora terminando il loro periodo riproduttivo». In merito, all’apertura anticipata di caccia, valgono le parole del presidente dei Verdi Angelo Bonelli: «Un vero e proprio massacro, in nome di una cambiale elettorale che deve essere onorata. Nel momento in cui vi è una grave crisi ambientale, si espone il patrimonio faunistico alle doppiette, che nulla hanno a che vedere con la tutela ambientale».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






