Le braccia dell’Italia

Federico Raponi
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DOC. Verrà presentato oggi nell’ambito delle Giornate degli autori a Venezia "Il sangue verde" di Andrea Segre sui fatti di Rosarno, tra politica, immigrazione e sfruttamento.

Alle radici dei fatti di Rosarno. La sua ricerca, il regista Andrea Segre l’ha composta nel documentario Il Sangue verde che oggi verrà presentato a Venezia (alle Giornate degli Autori), per essere poi trasmesso il 15 sulla RAI (a Doc3, che ha partecipato alla produzione) e iniziare quindi un piccolo tour.
 
Cosa ha messo insieme?
Tre memorie: storica, del nostro paese, quando era ancora rurale; mediatica, su quanto successo a Rosarno nel gennaio scorso; diretta, con la testimonianza di 7 ragazzi africani che hanno vissuto non soltanto quei giorni di tensioni ma prima di tutto la fatica e la difficoltà dovuti allo sfruttamento negli aranceti e alla violazione di molti dei loro diritti nonché dei corpi, perché alcuni di essi sono stati anche colpiti da armi da fuoco.
 
Per puntare a cosa?
All’ascolto di vite relegate a stereotipi utilizzati a fini demagogici ed elettorali, e anche all’ascolto di una memoria che fa parte dell’identità del nostro paese, molto spesso invece relegata nell’oblio. Abbiamo infatti difficoltà ad avvertire in noi il fatto che molti dei nostri padri siano stati contadini, pastori, pescatori, e quelle persone a cui ora abbiamo affidato questi compiti nella gran parte dei casi sono stranieri, però non riusciamo a sentire nella loro fatica la nostra fatica. 
 
L’episodio di Rosarno costituisce un precedente o è a sé stante?
Ascoltando chi di solito non viene ascoltato, ho scoperto che gli avvenimenti di Rosarno erano già successi nello stesso identico modo 11 anni prima, con intimidazioni armate e atti di sciacallaggio nei confronti di braccianti africani. All’epoca, l’ex sindaco di Rosarno Giuseppe Lavorato - presente nel film - aveva cercato di costruire una reazione di solidarietà.
 
Dov’è finita oggi?
Istituzionalmente c’è il silenzio, l’incapacità - anche dei sindacati – di dare una risposta che non sia di allarmismo, perché sappiamo quanto la figura dell’immigrato renda elettoralmente nel momento in cui rappresenta la paura. Rosarno è stata l’esplosione di un vissuto molto lungo, ha messo in gioco le contraddizioni del rapporto tra politica, immigrazione e sfruttamento. Sono le braccia di quei ragazzi che fanno muovere gran parte della nostra economia, eppure continuano ad essere dati in pasto ad un ruolo politicamente comodo.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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