Milano, Boeri candidato sindaco. L'ombra dei conflitti d'interesse
COMMENTI. All’annuncio della candidatura di Stefano Boeri alle primarie del centrosinistra per il Pd alle amministrative di Milano, il partito di Bersani si è profuso in un giubilo collettivo.
All’annuncio della candidatura di Stefano Boeri alle primarie del centrosinistra per il Pd alle amministrative di Milano, il partito di Bersani si è profuso in un giubilo collettivo: «è il candidato migliore, colui che tiene insieme uno schieramento molto vasto, non solo di partiti, ma anche di ampi settori della società civile», ha chiosato Francesco Majorino, capogruppo del Pd. Era chiaro, d’altronde, che per i Democratici, alla costante ricerca, in tutta Italia, dei voti centristi, l’unico candidato fino ad allora in lizza, Giuliano Pisapia di Prc, non fosse l’uomo giusto.
L’architetto Stefano Boeri, quindi, potrebbe determinare quell’agognato “schieramento vasto”; che includa, a quanto pare, anche i gruppi di potere che comandano in città. Stefano Zamponi dell’Idv, d’altro canto, con la freschezza linguistica che contraddistingue il partito di Di Pietro, non la manda a dire: Boeri sarebbe un radical chic di sinistra che “mangia a destra”. C’è di vero che il neocandidato ha firmato il masterplan dell’Expò 2015 per volontà di Letizia Moratti, è fratello dell’economista bocconiano Tito, ed è un professionista con un curriculum prestigioso.
Assurto allo status di archistar, Stefano Boeri ne declina i vizi, cucinati in salsa italiana: ovvero, con dosi abbondanti di potenziali conflitti d’interesse. Da direttore della rivista Abitare, edita da Rcs, è stato accusato di essere contemporaneamente giudice e giudicato nel mondo dell’architettura. Salutato come un moderno Bramante, bipartisan per vocazione, “Boeri è intoccabile”, come lo definì Mariette Schiltz del comitato civico contro il Bosco Verticale, altra creatura di 108 metri targata Boeri che sorgerà nel quartiere Isola. Le archistar, d’altronde, sembrano essere diventate gli arieti del partito del cemento.
Le loro firme prestigiose, e le forme sinuose delle loro strutture, danno il “via libera” a progetti talvolta discutibili sul piano ambientale e non solo. Boeri, ad esempio, è stato al lavoro alla Maddalena per il recente G8 “emergenziale” voluto da Bertolaso; e, ancora, è del neocandidato la firma dietro il Cerba, il centro per le biotecnologie voluto da Umberto Veronesi, che sorgerà a Milano nel Parco Sud, un’area agricola che da anni si caratterizza per la spietata espulsione di agricoltori. Il Cerba, d’altronde, un progetto da 900 milioni su di un’area costatane appena 10, sarà un ottimo affare per il proprietario, quel Salvatore Ligresti che, dopo gli arresti negli anni di tangentopoli, è di nuovo il re del mattone a Milano.
Intrecci e cointeressenze di cui Ligresti è l’epitome: con le sue società, infatti, è nel patto di sindacato di Rcs, cioè controlla il Corriere della Sera, e in quelle stesse società siedono il figlio e il fratello di Ignazio La Russa. Nella Fondazione Cerba, d’altronde, c’è il gotha del capitalismo italiano: Mediobanca, Intesa San Paolo, Unicredit. Ora, Stefano Boeri è a tutt’oggi un nome immacolato e, come professionista, lavora con chi vuole.
Eppure, è palese quali e quanti conflitti d’interessi si potrebbero scatenare qualora diventasse sindaco; estensore di quei Prg che gli consentirebbero di costruire, trasformando le destinazioni d’uso dei terreni dei suoi mecenati. Il Pd, in definitiva, saluta con fervore l’ennesimo, piccolo, conflitto d’interesse. Che rende solo più accettabili i conflitti berlusconiani.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






