Periferie, il nuovo sacco di Roma

Luigi Nieri (ex assessore al Bilancio Regione Lazio; L'inkontro.info)
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URBANISTICA. Il bando di fine luglio e i decreti attuativi del federalismo daranno carta bianca al Comune per nuove e inutili colate di cemento.

Se si mettono insieme alcuni episodi accaduti nell’ultimo mese appare ben chiaro a cosa va incontro la città di Roma: alla devastazione sociale, ambientale e a una speculazione finanziaria senza precedenti. Uno dei passaggi più significativi è, senza dubbio, il bando presentato a fine luglio dal sindaco Alemanno per la realizzazione di nuove case, sotto l’emblema della riqualificazione delle periferie
 
Con questo bando si è prevista la demolizione e la ricostruzione, con cambio di destinazione d’uso, di edifici non residenziali (fabbriche, uffici etc); un aumento di cubatura fino al 50%;  l’individuazione di aree “residuali” (di almeno 2 ettari) e aree agricole per realizzarvi nuove case (almeno 10.000 alloggi). Recentemente, inoltre, il sindaco si è mostrato intenzionato a demolire interi quartieri e ad affidare la ricostruzione ai privati, come nel caso di Tor Bella Monaca.  A tutto ciò va aggiunto l’accordo  con il Governo che a settembre, nei decreti attuativi del federalismo, darà carta bianca al Comune di Roma, se non si riuscirà ad impedirlo, in materia urbanistica, edilizia, paesaggistica, aree protette e vas. 
 
Il Comune di Roma, dunque, potrà cambiare a proprio piacimento, il Piano Regolatore. L’amministrazione capitolina potrà, in sostanza,  andare tranquillamente in deroga al Prg senza il parere vincolante della Provincia di Roma e delle Regione Lazio, ignorando cioè i piani provinciali e regionali che tutelano il territorio, i parchi e le aree protette. Senza questo ultimo tassello, infatti, i desideri del Sindaco sarebbero rimasti insoddisfatti. Dunque ecco serviti i super poteri necessari alla devastante speculazione. 
 
Solo nel  bando citato  si parla di 1.130 ettari da recuperare. Su quei terreni ci sono oltre 20 milioni di cubature realizzate che, grazie all’incremento sino al 50% previsto, diventerebbero 30 milioni. Cubature in gran parte destinate a servizi pubblici, come l’area dell’ex Snia Viscosa che, secondo il piano regolatore, avrebbe dovuto ospitare servizi e università. Ora i proprietari di quest’area potranno realizzare quella speculazione che fu bloccata negli anni ‘90 quando si falsificarono, con la complicità degli amministratori capitolini (l’allora giunta Carraro), le carte del Piano Regolatore. Ora quelle carte si cambiano grazie ad un decreto legge ad hoc. 
 
Da questa operazione il Comune si aspetta 3.200 alloggi in housing sociale, ciò vuol dire almeno 16.000 nuove case private. Altri 10.000 alloggi arriveranno dalla cancellazione dell’Agro Romano già attaccato da altri progetti speciali: Olimpiadi, stadi, centri sportivi ecc. 
 
In questo contesto si inserisce l’idea assurda della demolizione di Tor Bella Monaca. Un progetto  che, a detta del Sindaco, non avrà alcun costo perché «faranno tutti i privati». Certo ma a quale prezzo? Per rientrare dei costi per demolire e ricostruire le case popolari i costruttori in cambio vorranno avere una cubatura di almeno tre volte quella da demolire e ricostruire. E poi, ancora: ricostruire, ma in quali spazi? Negli unici luoghi verdi presenti nella zona tra la Casilina e la Prenestina, area devastata dall’abusivismo edilizio e dunque priva di verde e servizi? C’è in realtà a ridosso di Tor Bella Monaca un’enorme area, vicino al fiume Aniene, che da anni si cerca di far diventare edificabile, malgrado sia un territorio pregiato e ricco di falde idriche. In passato è stato sventato il progetto di trasformare questo sito in un parco di divertimento, proprio per tutelare la sua valenza naturalistica. 
 
Ma se parchi, urbanistica ed edilizia tornano nelle sole mani del Comune,  senza alcun controllo da parte delle altre amministrazioni locali, ogni speculazione diverrà possibile. Speculazioni che potranno essere effettuate finanche senza costruire realmente. Basterà semplicemente una modifica comunale della destinazione di un’area che i terreni acquisteranno di colpo un valore fino a 10 volte superiore al precedente. Un vero e proprio regalo milionario ai soliti noti.
 
Invece di pensare a come arricchire i già ricchi palazzinari e devastare le poche aree per verde e servizi esistenti in città,  il Sindaco pensi a far vivere bene i cittadini della periferia. A Tor Bella Monaca c’erano piazze e parchi ristrutturati e gestiti dai cittadini, che funzionavano.  Dopo 2 anni di questa gestione sono nel degrado più assoluto. E il teatro di Tor Bella Monaca? E le opere pubbliche del Pru (Piano di recupero urbano) finanziate dalla Regione? Nessun progetto realizzato. Sono stati pure cancellati i fondi già stanziati per il parco di Tor Bella Monaca. Gli unici cantieri ancora attivi o inaugurati, sono quelli iniziati dalla precedente amministrazione. Gli abitanti di Tor Bella Monaca chiedono più servizi territoriali, legalità e un’opera di riqualificazione del tessuto urbano, non demolizioni. In questo quartiere, fino ad oggi, l’amministrazione targata Alemanno è stata completamente assente. 
 
Al sindaco Alemanno è necessario rispondere sul piano politico culturale. E necessario aprire un dibattito con la società civile, con il mondo dell’associazionismo, con  gli intellettuali, con le tante realtà attive nei territori. Urge un ragionamento sulla città e su come si contrasta il nuovo sacco e i nuovi mali di Roma.    

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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