Urne, conto alla rovescia
POLITICA. Dopo il discorso di Mirabello si allarga la frattura a destra. La Lega spinge sicura verso l’appuntamento elettorale. I Verdi: «Subito 10 punti programmatici per il nuovo Centrosinistra».
L'atteso discorso di Gianfranco Fini a Mirabello non ha deluso le aspettative. In una ora e mezza il presidente della Camera ha demolito il berlusconismo e rimandato al mittente le accuse di aver minato il Pdl per il semplice fatto di auspicare una discussione politica. I giornali di ieri, nella maggioranza dei titoli, hanno sintetizzato in due concetti chiave le parole di Fini: il Pdl, con l’espulsione dei finiani, è finito, dando vita a una Forza Italia allargata; un patto di legislatura è possibile solo se Berlusconi lo riformula tenendo conto che ora le gambe della maggioranza sono tre e non più due (a Lega e Pdl si è aggiunto il movimento Futuro e libertà).
L’attesa di una reazione da Palazzo Chigi al discorso di Fini è per ora delusa. Si sa che Berlusconi, infastidito, ha spento il televisore una mezzoretta dopo che Fini aveva iniziato il discorso. Avverte Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio: «Berlusconi non fa nessuna dichiarazione e se ci saranno le solite indiscrezioni di fantasia saranno smentite» (ieri sera si sono riuniti ad Arcore, per stabilire una linea comune, Bossi e il premier).
Il primo a reagire ai giudizi di Fini è Umberto Bossi: «Se Berlusconi dava retta a me, si andava a elezioni e non c’erano Fini né Casini, né la sinistra che scompariva». Anche il ministro leghista Roberto Maroni indica la soluzione delle elezioni anticipate: «Se cade la maggioranza si va al voto e il Ministero dell’Interno è pronto a organizzare le elezioni in pochi giorni. Mi pare evidente che sia rinata An. Per Fini la Padania non esiste ma per noi esiste, eccome».
Non è piaciuto a Ignazio La Russa, sentitosi tirato in ballo, il giudizio di Fini sugli ex colonnelli di An che hanno cambiato generale: «I colonnelli hanno cambiato generale perché il generale ha cambiato bandiera. Abbiamo assistito al tentativo di mettere in mano il cerino a Berlusconi». Sferzante il commento di un altro ex colonnello, Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, che ripropone la polemica estiva sulla casa di Montecarlo che fu di proprietà di An: «Noi siamo coerenti sui contenuti e abbiamo un progetto politico: quello di un grande partito di centrodestra. Lui lo ha abbandonato da tempo, con continue giravolte. E comunque meglio i colonnelli che i cognati». Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, torna a porre la questione del ruolo istituzionale di Fini: «Dovrà riflettere sulla congruità di essere leader di una formazione politica con il suo ruolo di presidente della Camera».
Dall’opposizione il giudizio concorda sul fatto che ormai è palese la crisi della maggioranza, da qui la richiesta che Berlusconi si presenti al più presto in Parlamento per una verifica. «A un patto di legislatura non ci crede neanche Fini. Ha infatti dichiarato la fine del Pdl certificando di conseguenza la crisi del centrodestra. In questi giorni assisteremo al gioco del cerino», commenta Pierluigi Bersani, segretario del Pd. Anche Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, invita Berlusconi ad andare in Parlamento: «Una fase si è chiusa. L’Italia ha bisogno di una svolta e di una responsabilità nazionale ampia. Faccia appello anche all’opposizione, a partire dal Pd, perché nelle opposizioni non tutti sono sfascisti».
Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, prova a spostare l’angolo visuale: «Rivolgo un appello ai partiti di centrosinistra per stilare subito un programma di dieci punti per cambiare l’Italia. È necessario che questi punti vengano realizzati attraverso le primarie del programma, una consultazione popolare ampia e partecipata: è questo l’unico modo per recuperare la fiducia dei cittadini». «Fini è uno e trino: vuol fare il capo dell’opposizione ma anche restare al governo. Deve scegliere», torna a dire Antonio Di Pietro, Idv. Per Claudio Fava, Sinistra e libertà: «Il Pdl non esiste più, Fini resta a destra. L’attuale Parlamento è sempre più ingovernabile. Il voto adesso sarebbe un atto di verità e di decenza politica».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







