Palermo, rifiuti ovunque. «Non usciamo più di casa»
IL CASO. Numerosi Comuni della provincia sono invasi dai sacchetti: Cinisi, Capaci e Partinico tra i più in difficoltà. Zero differenziata e Tarsu rincarata del 30%. E nessuna soluzione strutturale in vista.
Il fallimento dell’Ato Palermo 1 ha messo in ginocchio l’economia di una delle più belle zone del Mediterraneo. ed ora è vera emergenza rifiuti. Ad Isola delle Femmine, Capaci, Carini, Villagrazia di Carini, Cinisi, Terrasini, Trappeto, Partinico, Montelepre, i cassonetti per la raccolta sono stracolmi di pattume, diventando così delle vere e proprie discariche a cielo aperto. La raccolta differenziata è completamente saltata: l’unico materiale, forse, che viene riaccolto è il cartone, risulta degli imballaggi delle attività industriali e commerciali, ma il resto rimane a marcire per strada in balia di orde di cani randagi, ratti e chi ne ha più ne metta. Almeno 10 tonnellate di immondizia sono lì che attendono d’essere raccolte, in attesa dell’ennesimo decreto in proroga. Ma non ci sono solo i “classici” sacchetti pieni d’immondizia, ma scheletri di elettrodomestici, carcasse o parti di autovetture, materassi in disuso, scarti di lavorazione industriale e quant’altro.
L’assurdo è che ad inizio anno i cittadini siciliani di queste zone si sono visiti recapitare a casa le cartelle esattoriali della Tarsu aumentate del 30%. Il rumore più assordante è, al momento, il silenzio generale. Ma qualcuno che comincia a non sopportare più questa situazione c’è, e comincia a protestare. Rosalia Vitale di Cinisi, esasperata da questa situazione, sbotta: «Sono due anni che vivo in casa, chiusa come un animale in gabbia, pensavo di godermi in santa pace la pensione. Ho abbandonato la caotica città di Palermo per tornare nel mio paese di origine, ho fatto tanti sacrifici per acquistare una villetta in periferia, per vivere tranquilla ed invece ogni giorno sono qui a convivere con questo cumulo di munnizza, che lambisce la mia casa».
La ciliegina sulla torta è lo stato di agitazione dei lavoratori dell’Ato, per il mancato pagamento degli stipendi, in carico fino a poco tempo fa all’agenzia interinale per il lavoro Temporany, che ora con molta probabilità verranno assorbiti dai vari Comuni della fascia costiera del golfo di Castellammare, ed andranno ad alimentare le categorie di lavoratori RSU già precari da decenni, bacino d’utenza per i politici in tempo d’elezioni. Intanto, lo stallo politico della Regione siciliana, la mancanza di impianti, la discarica di Bellolampo ormai satura, costringono quei pochi camion che riescono a scaricare l’immondizia, ad effettuare viaggi allucinanti verso le province di Messina o addirittura di Ragusa: una distanza di oltre 250 chilometri. Il tutto, in un territorio già messo a dura prova dal fallimento della politica gestionale della Fiat, dove tutte le imprese dell’indotto sono in estrema crisi: l’ultima è la Gasolone di Carini, dove i sindacati di categoria hanno appena firmato per ulteriori 12 mesi di cassa integrazione, mentre all’Italtel i lavoratori sono sempre in bilico, e si vede così minacciata l’unica risorsa che porta avanti l’economia della zona: il turismo.
Il paradosso più grave lo si vive a Partinico, centro di 32.000 abitanti, dove la popolazione combatte da decenni una guerra contro i mulini al vento, contro l’inquinamento della Bertolino. Questo è uno dei pochi comuni siciliani che può vantarsi (si fa per dire), di avere una discarica, quella di contrada Caronia, ma tuttora inoperosa perché satura o servita da mezzi inadeguati all’accoglienza dei rifiuti perché non differenziati, mentre i lavoratori passeggiano nel piazzale a non fare nulla in attesa che arrivi il giorno di uno sbocco della crisi. Nel frattempo ci stiamo avvicinando al Carnevale, fondamentale per la sopravvivenza per cittadine come Balestrate, Cinisi e Terrasini, dove alcune attività alberghiere riaccendono i motori, mentre i turisti dovranno districarsi fra sacchetti d’immondizia per seguire i carri allegorici, che invadono interi tratti della carreggiata della S.S. 113, la strada statale che collega Messina a Trapani, mentre i sindaci non hanno ancora preso una posizione concreta, dimenticando di essere loro i tutori della salute e dell’igiene pubblica.
Le forze dell’ordine in questi ultimi giorni hanno arrestato decine di persone sorprese a scaricare materiali di risulta, oltre al normale servizio contro la macro e microcriminalità, ed hanno istituito servizi ad hoc per la vigilanza e la prevenzione incendi dei cumuli di immondizia. Ma di certo non può bastare. Servono soluzioni strutturali, a cui nessuno sta mettendo mano. Intanto, tra pochi giorni verrà firmata una nuova proroga e verrà costruita in pochi giorni un’altra vasca di stoccaggio. Fino alla prossima emergenza.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







