«Abusi sui bambini, la Chiesa cattolica è ancora reticente»
PEDOFILIA A colloquio con Ton Leerschool, vittima a 13 anni di un sacerdote in Olanda. Ha fondato a Londra Survivors voice Europe, un’organizzazione di sostegno ai “sopravvissuti”
Dopo la grande attenzione mediatica del 2010, in Italia la pedofilia nel clero non fa più notizia. Nonostante alcuni casi clamorosi, non ultimo la condanna 15 anni in primo grado comminata a don Ruggero Conti, ex parroco e già garante per la Famiglia del sindaco di Roma Gianni Alemanno, la controffensiva del Vaticano - tutta orientata a ripulire l’immagine della Chiesa cattolica più che ad assumersi le proprie responsabilità nell’aver sistematicamente coperto per decenni i crimini compiuti da migliaia di sacerdoti e suore - sembra aver raccolto i suoi frutti. Le scuse alle vittime pronunciate più volte da Benedetto XVI hanno diffuso nell’opinione pubblica l’idea che oramai la questione sia risolta e che gli abusati siano stati risarciti del danno subito. è veramente così? Terra lo ha chiesto a Ton Leerschool, fondatore, insieme a Sue Cox, di Survivors voice Europe (SvE), la costola europea dell’organizzazione statunitense di sopravvissuti ai crimini “sessuali” della Chiesa, Survivors voice. Il 26 marzo abbiamo incontrato Ton Leerschool a Londra in occasione della presentazione di SvE alla stampa.
A luglio 2010 il Vaticano ha varato le nuove Normae che regolano le indagini e il processo canonico contro i sacerdoti accusati di violenza su minorenni; negli ultimi mesi papa Benedetto XVI ha chiesto più volte scusa alle vittime. Qual è il suo giudizio sulla risposta della Chiesa di Roma agli scandali che dal 2009 hanno sconvolto l’Europa?
Chi ascolta attentamente le dichiarazioni della Chiesa cattolica, si rende conto che le frasi allontanano velocemente l’attenzione dal passato, portandola sul presente e sul futuro. La Chiesa vuole farci credere che gli abusi non si ripeteranno nel futuro, ma non vuole assolutamente ripulire o risolvere i danni procurati nel passato. Le scuse sono quindi inutili, dal momento che hanno solo lo scopo di distogliere l’attenzione da quello che é effettivamente accaduto. Le scuse sono inoltre a mala pena sufficienti per le incredibili sofferenze causate dal clero, specialmente perché sono fatte senza l’umiltà che risulterebbe da una vera confessione di “colpa”. I casi di abusi “sessuali” non sono incidentali, ma sono strutturali in tutto il mondo, in tutte le scuole cattoliche, negli ospedali, negli istituti: l’abuso non è un difetto nel sistema, l’abuso era ed è “il” sistema della Chiesa cattolica. Non aspettiamoci che ripuliscano il danno fatto per loro scelta, non lo faranno mai. Solo incalzandoli con crescenti e continue pressioni da tutti i fronti, politico, opinione pubblica, cattolici praticanti e così via potremo vedere un giorno i responsabili in ginocchio. Peraltro tutto sarebbe risultato molto semplice se, quando i primi casi sono venuti alla luce, la Chiesa avesse sostenuto le vittime e confessato apertamente che avevano fatto degli errori. Essa stessa ne sarebbe uscita più forte e meglio. Ogni singolo essere umano avrebbe apprezzato l’onestà delle gerarchie ecclesiastiche e la Chiesa sarebbe cresciuta invece di restringersi.
Dopo i grandi scandali del 2009-2010 più volte il Vaticano ha detto che il problema della pedofilia nel clero cattolico è stato risolto. È davvero così?
In effetti hanno detto la stessa cosa all’inizio del 2000 quando la prima ondata di casi è esplosa negli Stati Uniti, Canada e Irlanda. Stiamo assistendo a un movimento della Chiesa che si allontana dal mondo occidentale e si muove verso i cosiddetti “Paesi meno sviluppati”: Africa, America del Sud, sud est Asiatico. Qui le persone sono meno emancipate e meno critiche e più facili da influenzare. I preti avranno ancora il potere e il prestigio di piegare la volontà delle persone e quindi anche dei bambini per i loro scopi. Sono profondamente preoccupato dalle informazioni che ricevo da questi Paesi: preti conosciuti per il loro comportamento violento vengono mandati in quei luoghi, dove continueranno ad abusare i bambini. I pedofili sono dei predatori opportunisti. Se messi in condizione di esercitare potere e di crearsi l’opportunità, continueranno ad assecondare il proprio “disegno criminale”.
In Italia le vittime sono spesso lasciate sole a combattere contro il Vaticano per ottenere giustizia. Ci può spiegare quanto è importante l’esistenza di un’associazione come Survivors voice Europe in situazioni del genere?
Survivors Voice cerca di empower, di rendere più forti, più sicure le persone. Molto spesso e in molto Paesi le vittime sono lasciate da sole a combattere le proprie battaglie e noi cerchiamo di far sentire che non sono sole e che c’è chi si interessa delle loro battaglie. Le nostre attività sono focalizzate sulla crescita della consapevolezza nei vari Paesi. Alla fine dei conti, è dalla consapevolezza diffusa nell’opinione pubblica che scaturiscono i cambiamenti. Allo stesso tempo e attraverso vari progetti, stiamo cercando di raccogliere informazioni scientificamente provate relative agli effetti a lungo termine dell’abuso nell’infanzia, e a metodi terapeutici. Queste informazioni possono essere d’aiuto a giornalisti e avvocati per convincere l’opinione pubblica che non si tratta di “una palpatina dietro i cespugli” ma di traumi che cambiano drasticamente la vita delle vittime, dei loro familiari. Lo stabilire quanto sopra come fatto indiscutibile può dare la spinta sociale al cambiamento delle leggi e ad intaccare l’atteggiamento reticente della Chiesa.
Lei vive in Olanda, il suo Paese e il Belgio sono tra i più “segnati” dagli abusi, ma qui in Italia arrivano pochissime notizie e solo dalle agenzie stampa. A fine 2010 in entrambi i Paesi sono state istituite due commissioni d’inchiesta per far luce sugli scandali della pedofilia nel clero. Ci può raccontare che cosa è stato scoperto? La Chiesa ha collaborato con le istituzioni?
All’inizio del 2010, le rispettive conferenze episcopali di Olanda e Belgio hanno insediato una commissione per investigare sugli abusi. In Belgio secondo le vittime, questo organismo non aveva l’indipendenza dalla Chiesa necessaria per mettere in evidenza la verità. Le continue prove, presentate dalle vittime, hanno portato il ministero della Giustizia di Bruxelles a decidere di fare irruzione negli uffici della commissione e del vescovo di Mechelen: a seguito di tale azione, sono state recuperate 475 testimonianze “nascoste” e la commissione ha presentato le dimissioni. Poco tempo dopo è stata nominata una commissione parlamentare che ha continuato il lavoro sulla base della documentazione raccolta, interrogando i vescovi e altri rappresentanti della Chiesa ma senza ottenere da loro risposte utili alle indagini. Anche in Olanda - dove è stata istituita una commissione diretta da Wim Deetman, ex parlamentare - molte vittime ritengono che le indagini non dovrebbero essere fatte in nome e per conto della Chiesa cattolica e molti hanno deciso di non presentare le loro testimonianze. Nel primo rapporto gli investigatori hanno dato un giudizio severo sul lavoro della commissione interna della Chiesa (“Hulp & Recht”) e hanno raccomandato alle autorità ecclesiastiche di intraprendere azioni immediate e più incisive. Per tutta risposta l’intero corpo di Hulp & Recht ha dato le dimissioni. In un primo momento la Conferenza episcopale olandese ha ritardato ogni azione, ma poi ha accettato di nominare una nuova commissione per studiare come trattare tale riforma. Il nuovo organismo è guidato da Ronald Bandell che nel 2010 ha ricevuto un’onorificenza papale per il lavoro svolto per la Chiesa cattolica. Mentre il segretario è Pieter Kohnen, portavoce della Chiesa cattolica in Olanda. Non è necessario specificare che questa commissione sia vista con molta sfiducia dalle vittime. In definitiva, in entrambi i Paesi la Chiesa ha insediato le proprie commissioni e i sopravvissuti non hanno alcuna parte nel processo di riparazione del danno fatto dagli aguzzini nel passato. In entrambi i Paesi l’insabbiamento dei crimini continua, visto che la Chiesa decide chi indaga cosa e, anche se dichiarano di essere indipendenti, è la Chiesa che decide cosa fare con i risultati ottenuti dalle commissioni.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







