Tamoil, stop all’impianto. Zero fondi per la bonifica
INCHIESTA La multinazionale annuncia la chiusura della raffineria a causa della crisi libica. Ma i magistrati sospettano che il ciclo di lavorazione abbia inquinato le falde acquifere della città
C'è una realtà economica libica per la quale la guerra in corso nel nord Africa non rappresenta un qualcosa di negativo tout-court. Si tratta di Tamoil, noto marchio di raffinazione e distribuzione di carburante. Era da un po’ che il board dell’azienda direttamente gestita dall’establishment finanziario del governo di Gheddafi, attraverso la Libian Investment Authority, aveva intenzione di mollare l’Italia e le produzioni in atto nel nostro paese. La crisi civile prima, seguita all’embargo dell’Onu sul petrolio e all’intervento Nato poi, hanno permesso ai top manager del Colonnello di dichiarare l’immediata chiusura degli impianti di produzione presenti nel Belpaese e risparmiarsi un sacco di perdite di tempo.
Ciò comporterà la perdita di almeno 300 posti di lavoro. Evenienza per la quale – in una situazione di normalità – era giusto che partisse un confronto più o meno lunga e complessa coi sindacati. Invece niente. A Cremona, dove esiste l’ultima raffineria ancora attiva della Tamoil, entro maggio i cancelli dell’unità saranno definitivamente chiusi in vista della conversione dello stabilimento a semplice deposito di carburante. Nella città lombarda c’è preoccupazione per il futuro dei lavoratori Tamoil, ma non solo. L’azienda libica era di recente finita sotto la lente dei magistrati della locale Procura della repubblica, per anni e anni di reati ambientali commessi nelle aree interne e prospicienti la raffineria. Adesso, anche questo procedimento rischia di arenarsi. Nel gennaio del 2011 il tribunale aveva notificato il decreto di chiusura delle indagini ai tre manager chiamati a rispondere di diversi reati: il libirco Mohamed Saleh Abulaiha e gli italiani Enrico Gilberti e Livio Tregattini. Si era in attesa del loro rinvio a giudizio e delle prime battute del processo, ma il procuratore capo di Cremona, Roberto Di Martino – il Pm di recente trasferitosi da Brescia, dove istruì l’ultimo dibattimento per la Strage di Piazza della Loggia – parla di un rinvio da procrastinarsi almeno di un anno. Il rischio, a questo punto, è che la crisi internazionale permetta ai libici di portare a casa anche questo risultato: rinviare sine die lo svolgimento del processo, evitare che vengano evidenziare responsabilità certe dell’inquinamento e risparmiare agli uomini di Gheddafi milioni di euro in risarcimenti e bonifiche territoriali.
Il sindaco di Cremona Oreste Perri, così come consigliato da qualcuno, in qualità di autorità sanitaria locale, sarebbe in procinto di richiedere al giudice un provvedimento di sequestro con carattere d’urgenza sui beni di Tamoil Italia. Per esempio sull’attuale contenuto dei serbatoi e sulla rete commerciale dei distributori, per evitare che la crisi libica lasci a Cremona il costo della riconversione e neghi alle vittime di un inquinamento che si presuppone durasse oramai da anni, i risarcimenti dovuti. I magistrati sospettano addirittura una parziale contaminazione da idrocarburi della falda acquifera della città, con incalcolabili conseguenze sulla popolazione civile. Senza contare i rischi per la salute dei 315 lavoratori impegnati da anni in un polo di raffinazione tra i più grandi d’Italia. I magistrati avrebbero acquisto le loro cartelle cliniche nelle quali si evidenziano nelle urine tracce in grado elevato di benzene – sostanza tossica e cancerogena - rispetto alla media della popolazione. Le aree che si sospetta siano state inquinate sono quelle interne all’azienda ma pure quelle ad essa confinanti. Soprattutto verso sud, dove negli anni è stato realizzato un grosso centro sportivo, “La canottieri”, che tra l’altro si affaccia sul Po. È arrivata il 7 marzo scorso la notizia che ha gelato tutti: Tamoil chiude la raffineria di Cremona e la scelta è da considerare «irreversibile». L’embargo Onu non permetteva più l’afflusso di greggio: «A che serve quindi mantenere in funzione l’impianto? » domandavano i top manager quasi per giustificare una decisione sofferta ma obbligata. Prima della crisi in nord Africa sembravano possibili spiragli di contrattazione. Se ne discuteva presso il ministero dello Sviluppo economico, ma alla fine è stato proprio il ministro Paolo Romani che ha dovuto ammettere che entro maggio saranno avviati gli interventi finalizzati alla conversione in deposito della raffineria Tamoil di Cremona. Entro fine anno sarà completata invece la trasformazione degli impianti e la messa in cassa integrazione degli operai, «che per la stragrande maggioranza – sostengono dal ministero - saranno o reimpiegati o accompagnati da incentivi e ammortizzatori sociali».
E così Tamoil progetta di chiudere gli impianti per passare, nelle prime settimane del 2012, al sito di stoccaggio con annessa struttura di recupero della plastica. E le bonifiche chi le pagherà? I soldi per i risarcimenti ai cittadini ed ai lavoratori dove saranno recuperati? Di una situazione molto complicata, è emblematico il caso del sequestro delle vasche di raccolta dell’acqua piovana di via Milano, sul lato ovest dell’oramai ex raffineria. La vicenda si trova nelle carte processuali. Su 700 metri quadrati esistono due grosse vasche destinate alla raccolta delle “acque bianche” ma nelle quali, invece, sono finiti scarti di lavorazione dell’impianto e 300 fusti contenenti rifiuti di semilavorati petroliferi non classificati. Da quell’area arrivavano continui miasmi che provocavano vomito, mal di testa e bruciori agli occhi ai cittadini di Cremona che vivevano lì vicino. Chi pagherà ora tutto questo? «Per effettuare un’effettiva bonifica dell’area occorreranno decenni », disse il procuratore capo Di Martino. L’unica speranza è che non ci voglia lo stesso tempo per individuare i responsabili.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







