Incubo Fukushima in Usa. Due centrali sotto l’acqua
NUCLEARE. Paura in Nebraska per gli impianti di Fort Calhoun e Cooper, inondati dalle piogge. Il primo è fermo e semisommerso, il secondo attivo, ma senza i necessari sistemi anti-allagamento.
Con l’incubo Fukushima ben impresso, gli Stati Uniti seguono con il fiato sospeso ciò che sta accadendo nel Nebraska. Lo Stato è interessato da giorni da un’inondazione provocata da abbondanti piogge cadute sulle Grandi Pianure, ma anche dalla fusione del cospicuo manto nevoso delle Montagne Rocciose. L’emergenza inondazione è scattata già nei primi del mese, quando gli Army corps of engineers hanno deciso di aprire alcune dighe nel South Dakota in modo da ridurre il carico idrico sui bacini che raccolgono le acque provenienti dalle vette. Il fiume Missouri sta continuando a rompere gli argini in più punti e molte famiglie, in alcuni casi interi villaggi, sono dovuti scappare. L’allarme si è alzato a dismisura nelle ultime ore, essendo presenti sul territorio in questione due centrali nucleari, quelle di Fort Calhoun e Cooper.
Per entrambe la situazione sarebbe, secondo le comunicazioni ufficiali, sotto controllo. In realtà, il pericolo Fukushima non è così peregrino, essendo la sospensione della rete elettrica più che un’ipotesi: un violento temporale abbattutosi il 20 di giugno sulla città di Ohama ha danneggiato alcune linee, lasciando senza corrente circa 12 mila persone. Se stessa sorte toccasse alle centrali, si comprometterebbe il corretto raffreddamento del nucleo e si andrebbe incontro a un meltdown. Gli occhi sono puntati in particolare sull struttura di Fort Calhoun, che è già stata inondata: come comunicato dall’Nrc (Nuclear regolatory commission), ci sono già ben 60 centimetri d’acqua in diversi punti e le barre esauste nelle piscine, site al piano terra, potrebbero finire a contatto con le acque del fiume, visto che si prevede anche un suo prossimo rialzo di un metro e mezzo.
In ogni caso, la centrale è ferma da aprile per alcune operazioni di raffreddamento e i tecnici della Omaha public power district si stanno alternando sul luogo perché la situazione non degeneri. Diverso il discorso per l’impianto di Cooper, attualmente a pieno regime: il suo è un modello datato 1974 in tutto simile a quello di Fukushima e già la settimana scorsa la direzione aveva inviato un avviso di emergenza agli organi competenti, mentre nel dicembre dello scorso anno l’impianto era stato ammonito ufficialmente dall’Nrc per alcune gravi mancanze nei sistemi di prevenzione degli allagamenti. Lacune sono state appurato anche per la centrale di Fort Calhoun, priva, sempre secondo l’Nr, di procedure adeguate per proteggere il reattore e gli edifici ausiliari da allagamenti esterni.
Un episodio che evidenzia la sua scarsa affidabilità è quello del 7 giugno, quando un singolo incendio è riuscito a mettere fuori uso il sistema di raffreddamento per almeno 90 minuti. Da Obama, per ora, poco o nulla. Addirittura, un rapporto russo sostiene che il presidente abbia disposto un black-out «totale e completo» sulla divulgazione di notizie riguardo l’emergenza.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







