Sospetti di camorra la Saba perde il ricorso
RIFIUTI. Il Consiglio di Stato conferma l’interdittiva antimafia per l’azienda che aveva vinto l’appalto per la raccolta dei rifiuti a Caserta e non solo. Ora l’inchiesta si allarga ai Comuni.
Aveva vinto l’appalto per il comune di Caserta: 60 milioni di euro in cinque anni, raccoglieva i rifiuti in un lotto del comune di Napoli, vinceva appalti su appalti nei comuni campani poi revocati a seguito di una interdittiva antimafia. La Saba Ecologia aveva il controllo e la gestione della spazzatura in molti enti locali, fino alla prima interdittiva del luglio 2009, poi annullata da una sentenza del tribunale amministrativo regionale. Una seconda interdittiva, emessa nel febbraio 2010, ha trovato proprio ieri la definitiva conferma del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso e dato ragione alla prefettura di Napoli. Ma nuove ombre sulla Saba e sugli affidamenti di molti comuni trovano spazio in una inchiesta della Procura di Nola, condotta dal procuratore aggiunto Maria Antonietta Troncone. Torniamo al Consiglio di Stato che ha dato ragione alla prefettura e all’ufficio antimafia guidato dal viceprefetto Mariolina Goglia. Alla stesura del provvedimento interdittivo ha dato il suo contributo anche il funzionario Salvatore Carli.
Carli ha partecipato a ben 18 accessi antimafia, come quello relativo all’azzeramento, prima volta in Italia, di una azienda sanitaria locale per condizionamento camorristico: l’Asl Napoli 4 nel 2005. Ad oggi il funzionario, dopo un episodio inquietante, l’incendio appiccato all’interno del palazzo dove abita, è stato trasferito in un altro ufficio. L’interdittiva spiccata ai danni della Saba e confermata dal pronunciamento di Palazzo Spada, poneva l’accento sui fornitori, “molti – si legge – legati ad ambienti della criminalità organizzata”. Il Consiglio di stato boccia il ricorso presentato dalla società: “ Nessuno degli argomenti prospettati dall’appellante - scrivono i magistrati amministrativi - riesce a sminuire l’assoluto rilievo, grave, preciso e concordante, dei numerosi elementi menzionati dall’atto impugnato in primo grado e attentamente valutati dall’amministrazione precedente”.
Significativo viene giudicato l’episodio del colloquio in carcere tra il boss di Torre del Greco Giuseppe Falanga e la moglie che gli racconta di aver incontrato il titolare della Saba Beniamino Sabbatino “ Che la informa - si legge - della ricevuta richiesta di estorsione da parte di altri esponenti del clan”. Un fatto che, nonostante le indagini e gli esiti successivi, mantiene il suo peso indiziante. Non solo, il Consiglio di Stato conferma gli altri elementi emersi nello stop prefettizio: “Nessuna delle analitiche osservazioni svolte dall’appellante merita condivisione”. L’interdittiva, datata febbraio 2010, conteneva alla voce fornitori i nomi di imprese che sarebbero state coinvolte in nuove inchieste della magistratura. Come la Enerambiente, società veneziana, del patron Stefano Gavioli, indagato dalle procure di Napoli e Catanzaro, società che nell’ottobre scorso ha ricevuto una informativa antimafia dalla prefettura di Venezia.
Non solo. Anche Slia, inizialmente controllata da Manlio Cerroni e poi ceduta a Gavioli. Così come fa capolino il gruppo Fontana, intorno ai 60 mila euro il rapporto commerciale, un’azienda interessata da provvedimenti ai fini antimafia “sospettata di condizionamento da parte del clan camorristico dei casalesi” e anche altre sigle come il consorzio Geoeco Spa, “controindicato ai fini antimafia. Lo stesso consorzio - si legge - inoltre è risultato permeabile ai voleri della criminalità in relazione all’assunzione di personale collegato al clan dei Casalesi , avendo assunto due fratelli di Vassallo Gaetano, noto imprenditore dei casalesi”. Ma la saga di Saba ecologia, l’azienda di famiglia che ha conquistato, appalto dopo appalto, mezza Campania, non è finita.
La Procura di Nola ha notificato l’avviso di conclusione indagini a Salvatore Ricci, sindaco di Volla, comune in provincia di Napoli e consigliere provinciale Pdl, e ad altre dodici persone, tra amministratori e funzionari comunali. I reati contestati a vario titolo agli indagati sono turbata libertà degli incanti, peculato, abuso di ufficio, ma sindaco e giunta continuano a ribadire la trasparenza del loro operato motivando gli atti con la necessità di dare risposte rapide all’emergenza rifiuti. Al centro dell’inchiesta presunte irregolarità nell’affidamento dell’appalto alla Saba, un’azienda che in quel periodo vinceva appalti anche in altri comuni, un’inchiesta destinata ad allargarsi.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







