Il Parco zoo a rischio abbandono
ANIMALI. Dopo il fallimento del gestore, il giardino zoologico potrebbe chiudere e i lavoratori esser licenziati. Mobilitati gli ecologisti.
Continua il dibattito attorno allo Zoo di Napoli. La struttura, gestita provvisoriamente da un curatore fallimentare dopo la chiusura della società di proprietà di Cesare Falchero, ospita trecento animali e conta un personale di circa cento dipendenti. L’intenzione del Comune di Napoli è quella di liberare lo spazio per ampliare il parco divertimenti Edenlandia, con un apposito bando di gara. Gli animali verrebbero trasferiti in altri zoo e parchi, anche se quelli già interpellati hanno dato parere negativo. Inoltre le varie specie zoologiche e botaniche che ospita la struttura sono rare e sottoposte a vincoli, come anche i resti di un fabbricato del 1500, di una strada romana e delle gabbie risalenti all’epoca fascista. Alcuni ambientalisti e ricercatori hanno avanzato l’ipotesi di preservare la biodiversità del Parco Zoo, facendone un centro scientifico e didattico. Già da un po’ di tempo il giardino zoologico ospita poco più di una decina di esemplari di capretta napoletana, una razza in via di estinzione. Questi sono gli ultimi esemplari viventi.
Gli animali ancora vivi - hanno sostenuto gli esperti - non devono essere mossi da lì, e deve essere avviata una graduale trasformazione, sostituendo ogni specie (alla conclusione del ciclo vitale di ogni individuo) con altre autoctone, preservando la biodiversità campana. «Il giardino zoologico di Napoli è un parco di 8 ettari - spiega Armando Cirella, zoonomo e responsabile del progetto “Capretta Napoletana” - e deve essere migliorato conservando le sue funzioni. Gli animali godono di buona salute e le piante rare ne fanno un orto botanico in miniatura». L’associazione Vas (Verdi ambiente e società), in una nota diffusa dal coordinamento regionale (formato da Nicola Lamonica, Ermete Ferraro, Antonio D’Acunto) hanno spiegato che «l’obiettivo fondamentale delle scelte che si vanno a fare oggi, dopo il “fallimento annunciato già quando è nata” della “Park and Leisure”, Società che gestisce lo Zoo, debba essere quello della migliore condizione di vita possibile per gli animali che oggi vi sono ospitati.
La salvezza degli animali, la qualità della loro vita non può perciò essere affidata alla attuale identità di zoo e di conseguente sfruttamento. Occorre predisporre una grande vertenza verso Comune e Regione perché intervengano direttamente verso il curatore fallimentare per l’acquisizione e la gestione e per il mantenimento economico con specifici capitoli di spesa dei rispettivi bilanci. La solidarietà verso gli Animali non può non avere che questa unica sola direzione! E in questa soluzione, e non altra qualsiasi, va ricercato il legittimo, giusto sostegno agli attuali lavoratori dello Zoo». I Verdi , intanto, attraverso il commissario regionale Francesco Borrelli e il responsabile cittadino Vincenzo Peretti, hanno aggiunto: «Siamo contrari ideologicamente agli zoo ma adesso però bisogna scongiurare la chiusura della struttura, la perdita dei posti di lavoro e la morte degli animali. Noi pensiamo che debba essere trasformata in un grande parco a vocazione di fattoria didattica e naturalistica aperto gratuitamente al pubblico. Mentre agli animali esotici non trasferibili per problemi di età o malati va permesso di completare serenamente la propria vita, purtroppo iniziata in cattività».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







