Perché la Tri è una vera innovazione politica
COMMENTI. Legge la struttura macro-economica della società introducendo nuovi strumenti per una politica industriale verde, come si auspicava a Parigi.
Ringrazio, in primo luogo, il Direttore Luca Bonaccorsi per avere di nuovo garantito uno spazio di democrazia e dibattito, costituito dal quotidiano Terra. Come è noto tra i Verdi, ho sottoscritto con profonda convinzione la mozione congressuale dal titolo Verdi per la terza rivoluzione industriale. La mia convinzione si è ancor più radicata dopo aver preso parte al Congresso europeo dei Verdi a Parigi nel mese di Novembre GO GREEN: la via verde per uscire dalla crisi, verso un’Europa stabile, equa e sostenibile. Ed ancor più dopo questi giorni di riflessione trascorsi viaggiando in Europa per dar corpo a importanti progetti europei che abbiamo vinto e che porteranno alla città di Genova non solo sostegno finanziario, ma nuove idee e prospettive di lavoro, sono convinta che la strada indicata dalla mozione sia ineludibile. Vorrei spiegare perché.
In primo luogo introduce una vision nuova che cerca di leggere attentamente la struttura macro-economica della società introducendo nuovi strumenti ed indicatori per una nuova politica industriale verde che è quello che abbiamo ascoltato a Parigi dai Verdi europei. Significa aprire nuovi terreni per una riconversione dei processi industriali che toccano però la vita di ognuno di noi per come viviamo, ci muoviamo, mangiamo, coltiviamo la nostra terra (dal ciclo di vita dei prodotti che non devono più consumare risorse naturali e diventare rifiuti che non sappiamo dove mettere, al superamento degli sprechi energetici, di materia, di tempo, di spazio, di suoli). Credo che con la nostra mozione abbiamo raccolto l’invito dei verdi europei a ripensare l’economia e le economie locali, a indirizzare l’industria pesante verso prospettive di impatto leggero, a sviluppare nuovi segmenti di attività sostenibili per distretti (intelligenti, sostenibili nei trasporti, nell’edilizia efficiente, nell’attività di risparmio energetico, basata su risorse rinnovabili e su tecnologie smart), attraverso piani di azioni misurabili sia in termini di risultati che di efficienza economica che di posti di lavoro creati.
Non possiamo più pensare che le politiche verdi si possano solo basare sulle parole belle di qualcuno, ma dovranno misurare la nostra capacità di creare posti di lavoro, di garantire qualità e bellezza alla vita di ognuno e in modo equo (1 euro investito nelle bellezza del patrimonio ne produce 10), di avviare concretamente la conversione della società e dell’economia. I Verdi anche in Italia devono contribuire alla transizione ecologista (obbligatoria per il pianeta per fronteggiare quei cambiamenti climatici che abbiamo vissuto sulla nostra pelle il 4 novembre), devono governare questo scenario di transizione industriale, perchè nessuno sia espropriato del proprio destino. Al congresso dei Verdi, prima che Eva Jolie parlasse, Europe Ecologie ha distribuito ad ognuno dei presenti occhiali verdi per guardare il mondo con lo sguardo green e inaugurare un nuovo patto ecologico, sociale e di legalità che molti in Europa stanno praticando per costruire una società sostenibile, inclusiva e intelligente, in pace col mondo.
Ed è condivisibile l’invito a condividere in modo più ampio possibile in un grande rassemblement un futuro ecologico comune. Grazie a Chicco Negro ho potuto scambiare qualche parola con Cem Ozdemir leader dei Verdi tedeschi e membro del Bundestag, ho ascoltato con grande attenzione Eva Jolie e Antony Giddens. Abbandonando ogni presunzione credo sia importante lavorare per una nuova rete non limitata però ad una visione individualistica e a singole personalità importanti, ma aperta ad un’ottica più collettiva e condivisa. L’intuizione che avevamo avuto a Reggio (lì avevamo puntato tutto sulle buone politiche realizzate e riconosciute a livello nazionale, senza accordi per una presenza verde istituzionale) e in Emilia Romagna (dove invece l’accordo è stato fatto garantendo la presenza dei Verdi in Consiglio regionale nel listino per Verdi e Sinistra per Vendola, ripetuto anche in Comune a Bologna) sembra ora abbandonata da molti che hanno sposato la tesi della fusione dei Verdi nella Costituente ecologista.
A me pare che il tema di fondo sia la totale debolezza delle politiche verdi e dei contenuti che sono magari realizzate bene, ma non riescono ad incidere sulla collettività. E' lì che dobbiamo rafforzarci perché altrimenti è totalmente inutile scaldare poltrone. Credo quindi che dobbiamo rivendicare politiche verdi, senza farci schiacciare o scomparire, ma forse dovremmo anche comprendere che il nostro sguardo deve essere quanto più condiviso perché avvenga sul serio la transizione ecologista della società fondamentale per il futuro di tutti. Questa prospettiva di condivisione con coloro che mettono al centro la questione ecologista è la strada maestra. E forse sarebbe anche bene che nei Verdi chi coltiva odio, gelosie, invidie, rancori le abbandoni per relazioni umane più attente e solidali. Hanno già fatto troppo male ai Verdi italiani come scriveva Alexander Langer nella sua lettera a Petra Kelly.
Assessore parchi storici Genova
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







