Pompei, 2012 cruciale: «Così si ferma l’agonia»
IL CASO. Dopo il crollo di due giorni fa la sovrintendente Cinquantaquattro ammette: «Il rischio di cedimenti riguarda in maniera diffusa tutta l’area archeologica». L’esperto: «Ecco le priorità».
Con il 2011 si chiude un annus horribilis per Pompei. L’ultimo allarme, che segue di poche ore il crollo nella domus di Loreio Tiburtino, è della soprintendente per i Beni archeologici di Napoli e Pompei, Teresa Elena Cinquantaquattro: «Il rischio di cedimenti riguarda in maniera diffusa tutta l’area archeologica ed è proprio su questo punto che deve cambiare un po’ tutta la strategia». Un’inversione di rotta che, però, dovrebbe avvenire nel più breve tempo possibile, prima che i danni diventino irreversibili: da settembre 2003 ad oggi si sono verificati ben venti crolli nel Sito archeologico più famoso del mondo. Particolare scalpore, il 6 novembre 2010, provocò lo sbriciolamento della Schola Armaturarum, mentre nel gennaio dello stesso anno era caduto un muro durante il restauro della Casa dei Casti Amanti.
In questo caso, a venir giù fu una gru utilizzata per i lavori, probabilmente posizionata male su un terreno friabile: il macchinario cedette a causa della pioggia, facendo crollare trenta metri di muro antico in prossimità di via dell’Abbondanza e causando danni a resti archeologici e affreschi. «Ma, forse, una luce di speranza comincia a intravedersi», confida il presidente dell’associazione nazionale degli archeologi, Tsao Cevoli. Che fissa le priorità per il nuovo anno. «Finalmente la sovrintendenza non minimizza più la portata dei problemi che attanagliano il Sito di Pompei», spiega Cevoli con amara soddisfazione. «Da oltre un anno, infatti, stiamo ripetendo che tutto il Sito è a rischio e che c’è bisogno immediato di riavviare la manutenzione ordinaria: è ora di dire basta con gli interventi che servono solo all’immagine».
Un cambio di strategia che può trovare nuova linfa anche nel cambio al governo: «Fino ad ora i fondi sono stati dirottati, per scelte politiche, su opere non prioritarie come il restauro del Teatro o della casa di Giulio Polibio. Si è puntato molto sull’immagine. Intanto, è da mesi che stiamo pagando le conseguenze nefaste dell’interruzione della manutenzione ordinaria». Anche a Pompei, dunque, sembra sia stato applicato il metodo Berlusconi-Bertolaso: gestire l’emergenza, promuovere il marketing mediatico, con ciò perdendo però di vista la gestione ordinaria. L’unica che garantisce una prospettiva di medio-lungo termine. «Questo tipo di gestione è stato fallimentare, ora serve un nuovo inizio», taglia corto l’archeologo. Ed, in effetti, al cronista che visita gli scavi l’area appare alquanto abbandonata a se stessa. La via principale ed alcune strade minori in alcune zone sono delimitate da recinzioni, la cartellonistica turistica è poco curata e molti affreschi sono coperti in modo improvvisato con dei teli, che non impediscono alla pioggia di infiltrarsi e di rovinare ulteriormente le meraviglie di questa fantastica città.
«La priorità vera è rimediare agli errori del passato, ed un primo passo in questa direzione è stata la nomina di 13 archeologi per il Sito. Un fatto positivo, sebbene ci siano state polemiche per la modalità di selezione». Perché, cos’è successo? «Si è fatto ricorso all’ultima graduatoria senza però rispettarne l’ordine. Una persona dei 13 selezionati era cinquantottesima, e non si è capito come abbia fatto ad entrare». Archeologi, e ricorsi annunciati, a parte, Pompei ha bisogno anche di manutentori: per tutto il sito (66 ettari) ad oggi ne sono disponibili solo 4. Altro problema da affrontare è il quadro normativo per gli appalti di opere e restauri necessari negli Scavi: «Ad oggi i lavori, con la clausola del massimo ribasso, fanno del prezzo più basso il principale parametro di valutazione. E spesso accade che, nel gioco dei subappalti, alla fine a mettere le mani sui monumenti arriva personale non qualificato». Insomma: d’ora in poi Pompei ha assoluto bisogno, per sopravvivere, di voltare pagina. «Se ciò non accadesse, il 2012 potrebbe diventare un anno cruciale, in negativo, per Pompei».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







