La campagna di fango contro Terra. Qualche precisazione

Luca Bonaccorsi
bonaccorsi.

TERRA. È in corso una campagna ignobile di fango e falsità per uccidere definitivamente il nostro giornale. Per quei pochi che ci apprezzavano, e per i passanti incuriositi, di seguito troverete una lista di puntuali smentite. Almeno per alcune delle menzogne più spregevoli.

Per chi ha tempo da perdere, leggete pure. Per chi ha meglio da fare il sunto è facile: fango e fango. Di questo ora è stato ricoperto il giornale. Con argomentazioni che danno anche la misura della qualità “giornalistica” (nel senso dell'attinenza alla realtà) di chi le fa. Tanto peggio, tanto meglio? Già visto, già sentito.
Di vero c'è solo che i soldi sono finiti. E chi ha a cuore il giornale veramente sta lavorando per rimediare, e provare a ripartire.
 
Una buona “summa” delle menzogne è rappresentata dal comunicato letto da Paolo Tosatti al congresso di Chianciano dello scorso fine settimana. Eccone alcune:
 
“Ogni accordo raggiunto con l'Azienda è stato disatteso”.
FALSO. Il 7 dicembre 2011 è stato firmato un onerosissimo accordo per il giornale: l'assunzione di dieci persone a tempo indeterminato, per di più retrodatata. Le assunzioni sono state fatte puntualmente entro una settimana. E, come previsto dall'accordo, l'azienda aveva prenotato il notaio per le cessioni di credito a garanzia degli arretrati (il Cdr ha cancellato l'appuntamento dal notaio per studiare il testo standard della cessione. Da allora non è stata comunicata nessuna disponibilità per un nuovo appuntamento dal notaio. Né abbiamo ricevuto argute modifiche al testo che, desumiamo, era correttamente redatto). Ma il bello è che in cambio delle assunzioni il giornale doveva tornare in edicola. Invece la maggioranza dei redattori (tutti i neoassunti!) sono entrati in sciopero ad oltranza. A parte la considerazione personale (la prossima volta la selezione del personale la lascio a qualcun altro), la domanda è: chi è che viola gli accordi?
 
“La gestione è stata carente sotto ogni punto di vista”.
Se tutte le aziende in crisi in Italia lo fossero per “carenze di gestione” questo sarebbe un Paese di imbecilli. Se parliamo di giornali poi... È palese quindi che il giudizio sul “management” è assolutamente pretestuoso e strumentale. Tra l'altro non risultano particolari credenziali economiche degli accusatori, in larga parte corrispondenti con le stesse persone che nel 2010 e 2011 si complimentavano per come il giornale era cambiato. Sempre per fare un esempio, lo stesso Tosatti prima della scadenza del suo contratto (la scorsa estate) era venuto a chiedermi di rinnovarlo perché apprezzava molto il giornale che stavamo facendo, perché: “Io in questo progetto ci credo”. Stesso discorso per De Lauro che dopo aver recensito mille libri e cd (di cui però c'è traccia in redazione) mi confessava: “Io voglio restare e fare le inchieste sulle truffe alimentari”. A differenza, per esempio, dell'attuale membro del Cdr Anitori che in Assemblea dichiarava: “Che poi diciamocelo, tutte 'ste storie sull'ambientalismo, è tutta fuffa”. Ma lo stesso potrei dire di Alessia Mazzenga, che prima di essere assunta al giornale (quasi quarantenne) lavorava come commessa, e che mi ha sempre “ringraziato” per la chance professionale offertale. Possibile che la stima personale e professionale nei miei confronti sia direttamente proporzionale alle possibilità finanziarie dell'Azienda?
 
E poi bisognerebbe davvero fare un confronto. Terra ha preso nel 2010 e 2011 meno contributi de il Riformista, la metà de il manifesto, poco più della metà di Liberazione, molto meno di Europa o il Foglio o il Secolo. C'è qualcuno che vuole sostenere davvero che fosse un giornale peggiore di quelli citati?
 
“Ai problemi economici si sono aggiunti quelli gestionali. Nessun piano industriale è stato presentato ai lavoratori. Per tre anni il giornale ha navigato a vista perdendo lettori e sostegno cambiando direttori responsabili, condirettori e ben tre amministratori in pochi mesi”.
Più che una bugia questa è una maleodorante ricostruzione mistificatoria, di nuovo strumentale ad un attacco personale. Densa di bugie, come gli autobus nell'ora di punta.
 
1. Solitamente i giornalisti sono interessati al piano editoriale più che a quello industriale. Comunque il Cdr ha potuto vedere (e sottoscrivere) il piano aziendale al rinnovo della solidarietà nel gennaio del 2011.
 
2. Per quanto riguarda il piano editoriale è stato illustrato dal sottoscritto e dal condirettore Enrico Fontana nel 2010: prevedeva una riorganizzazione radicale del lavoro giornalistico secondo aree tematiche nuove (materie prime, green economy, ecc.). Il piano riscosse approvazione unanime.
 
3. Avvicendamenti. La direzione responsabile è passata da Pino Di Maula al sottoscritto nel dicembre 2009 per rispondere ad una difficoltà aziendale che si palesò pochi mesi dopo l'uscita del giornale. Una crisi alla quale l'azienda ha reagito prontamente con una ristrutturazione molto profonda. Stampa, distribuzione, collaboratori, TUTTE le voci di costo sono state aggredite e ridotte fino al contratto di solidarietà di dicembre 2009.
 
Nel corso del 2011 l'amministrazione è passata da Roberto Presciutti a Valter Casini per una gravissima malattia che ha colpito il primo (a meno che non si voglia addebitare anche la malattia organica all'azienda). Dopo una rapida ricognizione tra banche e sindacato, Casini si è dimesso per “motivi personali”. Ma nelle nostre conversazioni ha palesato la sua opinione che le condizioni ambientali e aziendali fossero compromesse. Dalle sue dimissioni la carica è coperta ad interim dal nostro Presidente. Anche perché non è certo facile trovare chi sia disposto ad amministrare una società con una così profonda crisi di liquidità. Questi sono i tre amministratori in pochi mesi.
Quindi, il giornale non ha navigato affatto a vista. Ma è stato gestito con assoluta prontezza. La perdita delle copie è interamente avvenuta nei primi 4 mesi di vita e da allora le copie sono solo cresciute, seppur ad un tasso insoddisfacente.
 
“La società non offre nessuna garanzia per il futuro del giornale”.
È una formula così vaga e pretestuosa che è anche difficile rispondere. Il governo ha appena abolito il finanziamento pubblico per i giornali, le banche non concedono prestiti, il partito ha ritirato le fidejussioni. In questo contesto... di quali garanzie stiamo parlando? Certo una cosa è “garantita”: che la campagna di fango insieme allo sciopero ad oltranza hanno ucciso il giornale.
 
“Contratti nazionali di lavoro sistematicamente violati, relazioni sindacali tradite, nessuna garanzia su ristrutturazione aziendale hanno creato contrasto sempre più forte tra direttore e redazione”.
Anche questo è falso. I contrasti sono nati al rinnovo contrattuale di Luglio. L'azienda non era nelle condizioni di rinnovare tutti i contratti in scadenza. Per bisogno ma anche per motivi professionali. Alcune delle persone scadute, per me (ma anche per i miei colleghi “senior”) non apportavano valore al prodotto. Nello specifico parlo di Pierpaolo De Lauro e Rossella Anitori (uno, membro del Cdr di allora, l'altra, in quello di oggi). Ciononostante per queste persone era stata prevista una collaborazione giornalistica di eguale importo. Il loro rifiuto ha bloccato l'intera negoziazione con il sindacato e l'esplosione della conflittualità (con sciopero) a ottobre. Se il sindacato avesse accettato l'offerta dell'azienda di luglio (otto assunti e due collaborazioni), nulla di tutto ciò sarebbe accaduto. Ma uno strano perverso processo di selezione all'incontrario avviene dentro Terra: gli elementi meno validi professionalmente si fanno eleggere nel Cdr (dal quale i più si tengono lontani) e poi influenzano le trattative per motivi assolutamente personalistici. Un sindacalista degno di questo nome avrebbe portato a casa otto assunzioni a luglio. Non così i nostri!
 
“I lavoratori sono da otto mesi senza stipendio”.
FALSO. I poligrafici sono in credito di cinque mesi (giugno-ottobre), visto che da novembre sono in CIG e ricevono l'integrazione direttamente dall'Inps. Metà dei giornalisti (inclusa la persona poco sincera che ha parlato) non sono in forza al giornale da agosto. A due di loro (Tosatti e De Lauro) cioè mancano due mensilità (giugno e luglio) visto che da agosto usufruiscono del sussidio di disoccupazione avendo lavorando con regolare contratto per tre anni al giornale. Ad altri due (Nannini e Carmignani) mancano tre mensilità (giugno, luglio e agosto). I lavoratori che hanno fatto il giornale senza interruzione da giugno sono otto. A queste otto persone l'azienda deve sei mensilità (giugno-novembre).
Perché da Dicembre, secondo gli accordi presi con il sindacato, i giornalisti sarebbero entrati anch'essi in Cig. L'unico motivo per cui ciò non è ancora avvenuto sono le incredibili lungaggini delle trattative con il sindacato. Tra l'altro, tra le bugie, anche quella riportata dal Cdr nell'assemblea del 2 gennaio secondo la quale l'Azienda non aveva iniziato le pratiche per la Cig. Un falsità assoluta.
 
“Abbiamo continuato a sostenere il giornale con il nostro lavoro quotidiano”.
Parzialmente falso. Faccio due soli esempi: Tosatti non viene in redazione dal 10 agosto 2011; ha lottato talmente tanto che è stato assunto il 12 dicembre 2011, è stato in ferie fino alla fine dell'anno e dal 2 gennaio è in sciopero. Secondo esempio: Rossella Anitori a Dicembre su dieci giorni lavorativi ha preso due permessi sindacali e un giorno di malattia. Ovviamente le tre assenze (permesso-permesso-malattia) erano attaccate alle vacanze di Natale. Forse bisogna intendersi sul senso di “sostenuto”. Non è così per molti altri. Poche persone (della redazione) hanno tenuto vivo il giornale dall'estate scorsa. Tra questi: Ceva Grimaldi, Mulè, De Pascale, Dabbous, Galano e Giordana.
 
“Nonostante 18 mesi di solidarietà… ovvero altre centinaia di migliaia di euro di cui ha usufruito”.
Un'altra menzogna. Durante la solidarietà l'azienda risparmia sul costo lordo del personale. Risparmia, non riceve un euro. Nel caso dell'Inpgi, tra l'altro, solo nei primi dodici mesi di solidarietà l'ente ha integrato “attraverso l'azienda” gli stipendi. Ma i soldi dell'Inpgi vanno ai lavoratori non all'azienda. Negli ultimi sei mesi poi ha chiesto all'azienda di anticipare l'integrazione. Non “centinaia di migliaia di euro”. Neanche un euro è stato “incassato” dall'azienda.
 
“Nell'accordo per gli stipendi arretrati di ottobre, l'azienda si impegnava a garantire l'accordo con il contributo del 2010. Non è stato onorato. Solo 45 giorni dopo Bonaccorsi ha dichiarato di aver ceduto quel credito ad altri creditori che hanno avuto precedenza rispetto ai lavoratori”.
È FALSO anche questo. L'accordo di ottobre era garantito dalla quota parte di contributi del 2010 ceduto alla banca ma non utilizzato. Ovvero la parte che la banca tiene a garanzia fino all'incasso. Fin da ottobre si sapeva che non c'era credito che non fosse “canalizzato”.
 
“I criteri non tengono conto del diritto dei lavoratori ad essere pagati”.
FALSO. Di nuovo un giudizio gestionale senza senso. I crediti del 2010 sono stati ceduti nel 2010 in piccola parte ai fornitori del 2009 e in maggior parte alla banca per avere i soldi per pagare gli stipendi: gli stipendi nel 2010 e fino a maggio 2011. In che misura questo non terrebbe “conto del diritto dei lavoratori a essere pagati”?
 
Stufi di leggere vero?
Mi fermo perché la lista di falsità noiosamente continua. Poi c'è quella per il sindacato e quella per il Partito. Ma per quelle ci sarà tempo.
Il vero discrimine comunque, mi convinco sempre più, è morale e umano. Che giudizio dare di una persona che deve tutta la sua vita professionale a te, e che quando l'azienda entra in crisi inizia a diffamarti? È immaturità (sono ragazzi, che vuoi), inciviltà (prima si mena e poi si chiede il nome) o semplicemente disumanità?
Io lavoro da tanti anni. Ho lavorato in Paesi diversi e diversi contesti professionali. Ma la distanza con certi atteggiamenti non mi sembra "professionale". Umana, piuttosto.

La campagna di fango contro Terra. Qualche precisazione
TERRA. È in corso una campagna ignobile di fango e falsità per uccidere definitivamente il nostro giornale. Per quei pochi che ci apprezzavano, e per i passanti incuriositi, di seguito troverete una lista di puntuali smentite. Almeno per alcune delle menzogne più spregevoli.
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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