TUTTO BENE MENO CHE TAGLIARE LE EMISSIONI di Vincenzo Ferrara

Il negoziato sul clima in vista dell’appuntamento di Copenaghen non fa passi avanti e si è avvitato su mille cavilli, interpretazioni giuridiche di diritto internazionale, formalismi bizantini e quant’altro, in tutti i campi annessi e connessi con i cambiamenti climatici (mitigazione, adattamento, tecnologia, finanza), senza mai affrontare il problema di base per fermare i cambiamenti del clima cioè quello di un taglio drastico delle emissioni di gas serra per riportare il sistema climatico in equilibrio.

Ma il problema non è nell’incapacità dei negoziatori a giungere a questa soluzione concreta. Loro hanno avuto il mandato di discutere ma non di risolvere perché le soluzioni sono politiche “ad alto livello”, come più volte gli stessi negoziatori hanno candidamente affermato. E il problema non è neanche politico “ad alto livello” il problema è nella forza politica che hanno molti gruppi di potere internazionali capaci di condizionare le decisioni politiche “ad alto livello” affinché non si arrivi al taglio delle emissioni, almeno nei prossimi decenni o anche nel prossimo secolo se il “business” dei combustibili fossili e dei prodotti petroliferi dovesse continuare a rimanere redditizio.

Negli anni passati sono stati finanziati studi fasulli e discutibili per dimostrare che i cambiamenti climatici non esistono e sono una bufala degli ambientalisti. Poi, quando le prove sono diventate inoppugnabili e hanno dimostrato di fatto che i cambiamenti climatici sono già in atto e che stanno andando avanti velocemente ecco che pseudo climatologi, sedicenti scienziati e ambientalisti scettici sono usciti alla ribalta per affermare che è vero che i cambiamenti climatici esistono ma che non sono provocati dalle attività umane. E siccome anche questo tentativo di nascondere la realtà non ha funzionato e non ha retto alla prova delle nuove evidenze scientifiche, ecco che parte un altro attacco frontale per dimostrare che se l’anidride carbonica e gli altri gas serra sono responsabili dei cambiamenti del clima, esistono soluzioni alternative per risolvere il problema.

Ma le soluzioni alternative non sono quelle di tagliare le emissioni, né tanto meno quelle di promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili. No, le soluzioni alternative sono quelle della cattura e dello stoccaggio geologico del carbonio (tecnologie Ccs), come dire prima inquiniamo e poi disinquiniamo, e quella del nucleare, come dire inquiniamo in un altro modo e lasciamo il problema del disinquinamento radiologico e delle scorie radiottive ai nostri figli e nipoti. Ma siccome, anche su questo ci sono perplessità sulla sicurezza e la protezione sanitaria, ecco allora che si apre un nuovo fronte di attacco per non tagliare le emissioni: la geoingegneria, l’ultima trovata per raffreddare il pianeta Terra con tecnologie tanto fantastiche quanto avveniristiche.

Mandiamo in orbita satelliti artificiali che cospargono l’alta atmosfera di polveri riflettenti per deviare i raggi solari e ridurre la radiazione solare che scalda il pianeta, cospargiamo di specchi la superficie terrestre non utilizzata come i deserti per riflettere la radiazione solare verso lo spazio, rendiamo riflettenti le nostre case per impedire il surriscaldamento urbano, mettiamo lungo le strade di tutto il mondo alberi artificiali succhiatori di anidride carbonica e via con altre fantastiche invenzioni. E se poi neanche questo basta, possiamo sempre adattarci alle conseguenze negative dei cambiamenti del clima, ma non in termini di prevenzione come sarebbe opportuno.

Dobbiamo adattarci mettendo in piedi un sistema internazionale di assicurazioni che paghi i danni dei cambiamenti del clima, mettiamo in piedi un sistema di sorveglianza mondiale di “early warning”, per attivare la protezione civile di tutto il mondo, realizziamo grandi opere di dighe a difesa delle coste contro l’innalzamento del livello del mare, spostiamo l’agricoltura da una parte all’altra del pianeta. Insomma, facciamo tutto, ma proprio tutto quello che vi salta per la mente, ma per piacere, non insistete con il taglio delle emissioni di anidride carbonica e di altri gas serra. Verrebbe messo in discussione il nostro sistema di sviluppo basato sui combustibili fossili e su una rete di poteri consolidati di forti interessi internazionali che non si può toccare, con buona pace di quelli che ancora sperano che entro il 2050 le emissioni globali saranno dimezzate rispetto al 1990.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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