LA RICONVERSIONE ENERGETICA IGNORATA DAL NOSTRO GOVERNO di Erasmo Venosi

La crisi economica e finanziaria più grave dopo la Grande Depressione sembra non aver scalfito le impostazioni del governo nel campo energetico e degli investimenti infrastrutturali. Le stime del World economic outlook del Fondo monetario internazionale, e anche le Global prospects della Banca mondiale, indicano una crescita per il 2010 e 2011 della Cina del 10% e dell’India dell’8%. Il debito aggregato (pubblico più privato) degli Usa è quasi tre volte la ricchezza prodotta. Tale situazione indurrà a scaricare sull’Europa il riequilibrio del disavanzo statunitense attraverso l’aumento dell’export e la diminuzione dell’import. Cina, India ed emergenti competono già oggi su tutti i prodotti europei. La riconversione energetica e la necessità di “slegarci” dalle fonti fossili offre al nostro Paese e al Sud in particolare un’opportunità straordinaria. Il mercato dei crediti del carbonio ha raggiunto nel 2008 i 120 miliardi di dollari e si stima che con l’ingresso degli Stati Uniti arriverà a 2.000 miliardi di dollari entro il 2020 (Carbon marketsNew energy finance).
 
Sul piano delle infrastrutture strategiche la centralità del Mediterraneo e dell’Adriatico costituisce la via più breve delle merci provenienti dall’Oceano Indiano che passano per Suez. Le nostre priorità invece non sono le autostrade del mare e il Corridoio Adriatico n. 8 (collegamento regioni adriatiche-ioniche-aria balcanica-Mar Nero). Eppure il nostro Sud e i porti dell’Adriatico potrebbero creare la rottura di quella maledizione storica che si chiama arretratezza del Mezzogiorno. Intanto, dodici società con Deutsche Bank, Siemens, Munich Re, hanno sottoscritto un piano per lo sviluppo delle energie rinnovabili con i Paesi del Sud del Mediterraneo. In Italia, invece, il più importante progetto di ricerca in campo energetico, finanziato con risorsepubbliche e conosciuto come “Industria 2015” sta ancora aspettando i fondi. Selezionati 30 progetti su 92 per un importo di 1.081 milioni di euro. Progetti che riguardano fotovoltaico, solare termico e termodinamico, generazione distribuita, bioenergia, celle a idrogeno, materiale per edilizia, motori a elevato rendimento.
 
Insomma “strumenti” per la transizione alla green economy. Importante sarebbe conoscere a quanto ammontano i fondi congelati della componente A 5 della bolletta elettrica degli italiani, destinata a finanziare la ricerca per il sistema elettrico. La legge 239 del 2004 prevedeva campagne informative, mai fatte, sul risparmio e l’efficienza energetica con risorse pari a 6 milioni di euro, stornate poi per altre finalità. Mentre continuano le indagini sottomarine, al largo delle coste pugliesi, per cercare ancora petrolio. Indagini che, peraltro, forniscono solo indizi e utilizzano liquidi perforanti a base di oli minerali e gasolio, producendo riversamenti di detriti, fanghi di lavorazione, possibile emissione di idrogeno solforato, danni al turismo e alla pesca. Tutto ciò per una quota piccolissima di contribuzione al fabbisogno nazionale. La Germania poco soleggiata produce energia elettrica da fonte solare per 2 milioni di kWh e noi per un quantitativo 50 volte inferiore.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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