CONTRO L'EOLICO, MA NON DA TALEBANO di Fabio Marcelli

Gentile Direttore,
Le scrivo queste personali impressioni da lettore affezionato e entusiasta di Terra, considerato che mi ha colpito molto l’assunto del Suo autorevole collega e collaboratore Paolo Tosatti nell’articolo dedicato all’eolico francese. Premetto che la mia prima adesione ad un comitato per la difesa del territorio dalle pale eoliche risale ormai al 1994 e quindi, forse, non sono obiettivo, ma non credo che l’eolico sia una “vittima” della lobby nucleare e che quindi goda, ingiustamente, di cattiva letteratura per queste ragioni. I motivi per guardare all’eolico con molta cautela credo che ci siano. L’eolico, almeno in Italia, è vittima di se stesso e non delle lobby. Almeno è questa la mia opinione anche se per stile personale non sono un “talebano ideologico” e amo confrontarmi a priori.
 
Ma per onestà intellettuale, credo che occorra riconoscere che l’eolico benefici in Italia di incentivi superiori almeno del doppio, alla media europea e rispetto ad altri paesi europei come Francia, Germania o Spagna, per ovvie ragioni geografiche, ha un rendimento di picco sicuramente inferiore. Non sto qui a farla lunga con dati che Lei conosce meglio di me, ma il “sacco eolico” che l’Italia ha subito in questi ultimi dieci anni è stato determinato dagli incentivi stratosferici, per cui chi ha investito nell’eolico italiano ha ottenuto il massimo rendimento finanziario con il minimo investimento. Una follia fuori da ogni regola di mercato. Praticamente una manna piovuta dal cielo nei cappelli degli speculatori. Per questa ragione le imprese virtuose, anche straniere, hanno fatto la corsa per investire in Italia, per questo le mafie hanno massacrato molti territori del sud Italia, Valle dei Templi di Agrigento docet. Ma questa è cronaca e realtà, che leggiamo sempre su Terra.
 
Come l’ultimo articolo dedicato questa settimana alle ecomafie. Io credo che se il futuro dell’Italia non è nell’industria ma nelle risorse ambientali e culturali del territorio, riempire di pale eoliche il nostro suolo non è una pratica sostenibile. Bisogna poi distinguere se per green economy dobbiamo guardare al reale rendimento energetico rispetto all’investimento o solo al successo finanziario dell’investimento. Lo so che è una domanda provocatoria rivolta a Terra, ma tale è la situazione italiana dell’eolico. Almeno fino a quando gli incentivi non saranno allineati all’Europa. Come Terra tante volte ha scritto, il panorama italiano è quello del cane che si morde la coda, pochi investimenti sul risparmio energetico e corsa affannosa alla produzione energetica, perché più che consumare si spreca energia in Italia. Quindi potremmo mettere una turbina eolica pure sulla torre di Pisa, ma lo scenario non cambierà mai se non si attuano politiche sul risparmio e le infrastrutture energetiche.
 
Quest’ultimo è l’altro punto dolens, visto che a causa delle carenze di rete, molta delle energia rinnovabile prodotta non viene utilizzata e quindi ci ritroviamo ad aver dato incentivi enormi, per produrre energia a perdere, con il solo beneficio di chi ha investito. Quindi non è solo la lobby del carbone ad avversare l’eolico ma anche, comitati, associazioni o singoli, come me. Che sperano di veder i loro soldi spesi meglio, senza sprechi e credono in un paesaggio tutelato. La montagna e le coste sono la più importante infrastruttura italiana ed è meglio conservarla intatta che costellarla di fiori alti 100 e passa metri, vista anche la proverbiale fragilità del nostro sistema idrogeologico e che per piantare le pale eoliche, non è obbligatorio nemmeno lo studio geologico dell’area in cui andranno ad insistere fondazioni di cemento, profonde anche venti metri.

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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