Sono gli italiani, e soprattutto i più giovani della popolazione, a definirsi particolarmente preoccupati per il cambiamento climatico in corso, mentre solamente metà degli over 65 si dichiara convinto dei rischi che sono connessi agli effetti del surriscaldamento globale.

Ad affermare quanto sopra è una recente analisi condotta da Bei (Banca europei per gli investimenti) insieme a Yougov, secondo cui gli italiani, rispetto a una media Ue del 24%, sono il popolo europeo maggiormente preoccupato per il cambiamento climatico che stiamo purtroppo toccando con mano, con ben il 37% dei cittadini che comunica di essere allarmato per ciò che sta accadendo.

Complessivamente, l’83% degli italiani ha riferito di sentirsi preoccupato quando pensa ai cambiamenti climatici, mentre il 67% ritiene che questo fenomeno costituisca già una minaccia per l’umanità.

In sintesi, sottolinea la nota che accompagna questi interessanti dati statistici, quel che emerge in generale è una disparità geografica tra gli europei meridionali – che sono maggiormente preoccupati degli effetti dei cambiamenti climatici – e gli europei settentrionali, che invece non sembrano essere altrettanto sensibili al problema.

Differenze emergono anche sulla base del divario generazionale, con i più giovani che sono tendenzialmente più attenti ai cambiamenti climatici: a conferma di ciò, in Italia il 69% dei giovani  tra i 18 e i 34 anni ritiene che il riscaldamento globale sia provocato dalle attività umane, mentre solamente il 52% degli over 65 è della stessa opinione.

Estendendo l’orizzonte dell’analisi, emerge poi come a livello globale gli europei siano tra i più sensibili al problema (78%) contro il 65% espresso dai cinesi e il 63% degli statunitensi. Sul fronte degli scettici, o di coloro che addirittura negano l’esistenza del surriscaldamento globale, le cifre indicano che sono tra l’1% e il 6% coloro che non credono al global warming, con punte del 14% negli Stati Uniti.