Cubomedusa
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La Cubomedusa, si chiama Carybdea marsupialis, ha quattro lunghissimi tentacoli che le permettono di spostarsi molto velocemente. Durante la notte viene attratta dalle luci delle città e così tende a spostarsi verso la riva. Per questa ragione è meglio evitare bagni in mare notturni, la sua puntura è molto dolorosa.

La Cubomedusa è anche chiamata “vespa di mare”, è uno degli animali più letali al mondo, con i suoi tentacoli micidiali, la Cubomedusa, può uccidere un uomo in meno di tre minuti. Il suo veleno è in grado di provocare attacchi cardiaci. La Cubomedusa è un’assidua frequentatrice delle acque australiane e fa molte più vittime dei tanto temuti squali bianchi. I suoi tentacoli sono lunghi circa una decina di centimetri e provocano urticazioni più o meno fastidiose (a seconda della sensibilità personale) di chi ne è colpito o della parte del corpo che ci viene a contatto. È praticamente invisibile e può arrivare alla velocità di 7 km/h. Nuotatrice molto veloce, per questo si distingue dalle altre specie di meduse che si fanno trasportare dalle correnti marine.

Riproduzione

Generalmente le Cubomeduse si riproducono negli estuari dei fiumi. I piccoli, detti polipi, sono stati avvistati in acqua dolce o vicino a paludi di mangrovie. Sono larvipare, cioè le femmine mantengono l’uovo fecondato in tasche apposite fin quando non ne esce una larva, che si tramuterà in un piccolo polipo. Dopo qualche mese di fase polipoide finalmente si trasformerà completamente in una medusa che piano piano comincerà a crescere. Sembra che queste meduse stiano varcando piano piano la soglia australiana, facendosi sempre più frequentemente il bagno nel mar mediterraneo.

Al momento le meduse avvistate nel mare italiano non sono specie mortali ma solamente molto urticanti. Alcune specie di Cubomeduse formano dei gruppi numerosi per la riproduzione, che avviene circa una volta all’anno. Nel caso della Copula sivickisi invece, il rituale d’accoppiamento è molto complesso: il maschio si tiene ad un tentacolo della femmina per avvicinarcisi, dopodiché produce un agglomerato di sperma che passa direttamente alla femmina. Una volta che il maschio si separa dalla femmina, lei userà tre dei suoi tentacoli per fertilizzare le sue uova.

Tentacoli letali

Alcune specie di Cubomedusa sono molto velenose e temute, alcune sono della grandezza di un’unghia ma hanno tentacoli lunghi fino a tre metri. In acqua sono trasparenti, quindi molto difficili da vedere. Le vittime di un’aggressione vanno in stato di choc, subito dopo subiscono un attacco cardiaco ed infine affogano. Attualmente non esiste ancora un antidoto per il veleno che attacca il cuore, il sistema nervoso e la pelle.

Chironex fleckeri, la più letale

Non esiste solamente una specie di Cubomedusa, la specie più letale riconosciuta di Cubomedusa si chiama Chironex fleckeri, in Australia si contano vittime pari a più di 70 morti all’anno a causa loro. La Chironex fleckeri fa parte del gruppo delle Cubomeduse, quindi non è una vera e propria medusa, è caratterizzata da una campana squadrata con quattro facce ben distinte. La campana è di colore azzurrino diafano, invisibile nell’acqua in una giornata soleggiata. Ha lievi segni e motivi che da alcune angolazioni ricordano la forma di un teschio umano.

Questo tipo di meduse sono considerate tra gli esseri viventi in assoluto più velenosi al mondo (dopo il Cobra Reale). Il veleno delle Chironex Fleckeri è più potente di quello di un mamba nero. Dal momento del contatto si prova un dolore molto intenso ed il collasso arriva nel giro di un minuto o due. L’unica sostanza riconosciuta in grado di inattivare progressivamente le tossine contenute nelle Cubomeduse è l’aceto. Andrebbe tenuto a contatto con la parte colpita rinnovandolo più volte. Le persone che riescono a sopravvivere al contatto con questa specie di Cubomeduse avranno un ricovero molto lento con dolori e cicatrici nella zona colpita dai tentacoli.

Consigli

Tutte le spiagge australiane sono attrezzate con cartelli che segnalano la presenza di Cubomeduse e con dispenser di aceto da usare nel primo soccorso. Alcune spiagge sono dotate inoltre di barriere protettive in modo da poter nuotare tranquillamente.

Nelle zone del Sud Est Asiatico invece bisogna fare molta più attenzione dato che il pericolo spesso non viene segnalato. Se state programmando una vacanza in quelle zone è bene essere informati correttamente per potersi difendere dalle Cubomeduse:

  • Fate ricerche su internet per controllare se ci sono stati casi di Cubomeduse nella destinazione di mare selezionata
  • Evitate di nuotare in aree dove ci sono stati avvistamenti di Cubomeduse, se proprio volete andare ugualmente vi consigliamo di indossare una muta subacquea di protezione
  • Nel caso veniste a contatto con una Cubomedusa, versate dell’aceto nella zona interessata per circa 30 secondi, in modo da fermare il processo delle cellule orticanti, dopodiché procedete con la rimozione dei tentacoli. L’operazione va eseguita gentilmente senza graffiare o strofinare la parte ferita. Chiamate il pronto soccorso il più presto possibile.