Medusa immortale
credit: stock.adobe.com/Vladyslav Danilin

Tale esemplare è l’unico in grado di ritornare completamente a quella che chiamiamo fase “Coloniale”, ovvero sessualmente immatura, una volta raggiunta la maturità sessuale da individuo solitario. Prima di tale scoperta, la medusa immortale era classificata come appartenente ad una “specie diversa”.

Descrizione

La medusa immortale si presenta esteticamente con una forma a campana con un diametro che può raggiungere massimo 5 millimetri. La mesoglea, ovvero la gelatina di tale esemplare situato nella campana, è uniforme e molto sottile, ed è possibile notare qualche leggero addensamento al vertice. La sua cavità gastro-vascolare non è molto grande ed il suo colore è rosso accesso e cruciforme. Gli esemplari giovani posseggono solo otto tentacoli, distanziati in maniera regolare lungo il bordo, mentre gli esemplari adulti, posseggono dagli 80 ai 90 tentacoli. La medusa immortale attraversa uno stadio di polipo provvisto di stoloni che si trovano lungo il substrato, e rami in posizioni verticali, con polipi che si riproducono mediante la germinazione. Tali gemme si sviluppano nell’arco di qualche giorno in piccolissime meduse con un diametro di un millimetro, che vengono poi liberate e trasportate lontano dalle correnti.

Prima di uno studio effettuato nel 2004, gli studiosi credevano che la Turritopsis Rubra e quella Nutricola fossero la stessa specie di animale. Il genere Turritopsis è originario del Pacifico, ma tale specie è diffusa in tutto il mondo per via delle migrazioni trans-artiche e nel corso del tempo si è distinto in numerose popolazioni che ancora oggi sono molto difficili da identificare a catalogare. Geograficamente la medusa immortale è localizzata nell’Atlantico Occidentale ed anche nei Caraibi e si distingue morfologicamente dal genere Dohrnii perché prettamente mediterraneo e dal genere Polycirrha perché abita le coste europee dell’Atlantico Orientale.

Ciclo vitale e biologia

Le uova della medusa immortale femmina si sviluppano nelle sue gonadi che sono situate nella parete del manubrio. Una volta rilasciate, si presume che le uova vengano fecondate in mare attraverso lo sperma prodotto dal maschio, proprio come avviene per la maggior parte delle Anthoathecata, ed anche la specie T.Rubra, sembra che trattenga le sue uova fecondate fino al raggiungimento dello stadio di planula. Una volta fecondate le uova si sviluppano in larve che si adagiano sul fondale marino e danno origine a colonie di polipi. Da questi, a loro volta, gemmano nuove meduse che vengono rilasciate nel mare quando hanno raggiunti circa un millimetro di diametro e mano a mano che crescono vanno a nutrirsi nel plancton. Trascorse poche settimane, le meduse raggiungono la maturità sessuale ed il tempo che impiegano è molto variabile e dipende principalmente dalla temperatura dell’acqua, infatti a 20 gradi l’esemplare impiegherà circa 30 giorni, mentre a 22 gradi circa 20 giorni. Le meduse hanno la durata della vita relativamente fissa e varia s a seconda della specie, da alcune ore a molti mesi di differenza.

La medusa immortale è il solo esemplare noto per aver sviluppato la capacità di ritornare allo stadio di polipo mediante un processo che prende il nome di “transdifferenziazione” che richiede la presenza di alcune cellule particolari che si trovano sia nel tessuto superficiale della campana sia nel sistema dei canali circolatori. L’animale subisce come una sorta di regressione quando si trova ad una fase totipotente nella quale si possono anche moltiplicare ed inoltre differenziarsi in cellule del tutto diverse.

Grazie ad esperimenti effettuati in laboratorio, è stato possibile evidenziare che tutte le meduse sia quella appena nata che quella totalmente matura, sono in grado di trasformarsi e ritornare nuovamente in polipi. Tale trasformazione è caratterizzata principalmente da un deterioramento della campana ed anche dei tentacoli e la crescita del perisarco e degli stolini per finire poi in polipi. Questi si moltiplicano a loro volta e formano numerose colonie. Questa capacità di trasformare il ciclo vitale in condizioni avverse è molto probabilmente una prerogativa unica del regno animale che consente a tale animale di aggirare o ritardare la morte.

Il segreto

Questo particolare tipo di medusa si caratterizza per avere delle dimensioni notevolmente ridotte. Pensate che presenta un diametro di soli 4 millimetri, ma è il suo sviluppo ad essere veramente straordinario. Infatti, la sua crescita passa attraverso due fasi principali. Nel corso della prima fase questa medusa prende le sembianze di un polipo di ridotte dimensioni, visto che può contare su dei tentacoli che sono estremamente utili per procurarsi del cibo nei fondali marini. Nella seconda fase del suo sviluppo, invece, diventa una vera e propria medusa, grazie anche alla crescita di un più elevato numero di tentacoli. Questi ultimi, infatti, passano da circa dieci nella sua prima fase fino a più di 80 nel corso del secondo stadio della sua vita. Dopo essere arrivato alla maturità dal punto di vista sessuale e aver provveduto alla riproduzione, la sua vita non finisce. Infatti, questa particolare medusa si colloca sul fondo marino e poi riprende lo sviluppo dalla fase giovanile.

Che cos’è il transdifferenziamento

Normalmente le cellule, nel corso della crescita dell’organismo, tendono a diversificarsi, diventando delle cellule nervose, cellule epiteliali, cellule muscolari e così via. Dopo che si è verificato tale processo, conservano sempre il medesimo compito e ruolo praticamente fino al termine della loro esistenza. Il fenomeno del transdifferenziamento si compie, invece, nel momento in cui una cellula che si è diversificata, cominciando a svolgere un ruolo, parte una fase di regressione, per poi arrivare ad un’altra differenziazione che consente a tali cellule di svolgere altri ruoli biologici.

Gli studi degli scienziati

Per quanto riguarda le ricerche che sono state portate a termine, tale sviluppo è possibile, dal punto di vista cellulare, per colpa di un processo che è stato ribattezzato “transdifferenziamento”. Il mutamento dalla seconda fase alla prima fase è correlato all’attività cellulare. Le cellule altamente specializzate, infatti, ritornano allo stato non specializzato, che caratterizza lo stadio giovanile. Si tratta di cellule, come ad esempio quelle muscolari, che sono in grado di lasciare per strada la loro specializzazione morfologica e fare ritorno ad una fase totipotente mediante cui c’è la possibilità di produrre altre cellule che hanno diverse peculiarità. Ciò che rende veramente particolare questo tipo di meduse non corrisponde semplicemente alle cellule, ma più che altro l’intero fenomeno di transdifferenziamento, che riporta il ciclo biologico alla sua fase iniziale. Alcuni animali, come ad esempio le lucertole e i tritoni si caratterizzano per avere un simile processo, ma solo in via parziale, visto che hanno la capacità di provvedere alla rigenerazione del proprio corpo.

Come è avvenuta la scoperta

Una scoperta che si è verificata in maniera del tutto improvvisa e causale. Il ricercatore Fernando Boero, prima di partire per un lungo viaggio lavorativo, lasciò per diversi giorni un acquario incustodito nel suo appartamento. Nel momento in cui fece ritorno a casa, trovò l’acquario completamente senz’acqua, visto che era del tutto evaporata e quelli che erano i suoi abitanti non avevano avuto scampo. Osservando tramite il microscopio i resti delle meduse presenti sul fondo dell’acquario, Boero si stupì del fatto che non erano affatto decedute: in realtà, tali meduse avevano fatto ritorno ad uno stato di larve, dopo aver perso i tentacoli. Una volta che l’acquario venne nuovamente riempito di acqua, dopo un po’ di tempo tali larve diventarono polipi, per poi compiere un ulteriore passaggio diventando meduse. Da quel momento in avanti si è cominciato a studiare in maniera decisamente più approfondita tali creature interessandosi in modo particolare del ciclo di vita e del processo di rigenerazione che li caratterizzava.