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Ma la tecnologia non è al centro del dibattito solo di oggi, ma le critiche partono spesso da lontano. Ad ogni rivoluzione tecnologica infatti, segue sempre un cambiamento sociale che sposta gli equilibri. Basti pensare alle automobili, alla televisione e alla radio.

Quando nacque la televisione ad esempio, il comportamento sociale della popolazione cambiò radicalmente. Oggi, al centro del dibattito, c’è internet e la rivoluzione digitale, smartphone inclusi, che sono poi un computer in miniatura.

La tecnologia fa bene o fa male? Forse la domanda è mal posta, in quanto bisognerebbe specificare se non sia forse l’abuso di tecnologia a far male. Vi sono addirittura alcune feroci critiche, come quella dell’anarchico primitivo Zerzan, che rifiuta la tecnologia in qualsiasi forma, o quella omicida di Theodore Kaczynsky, il famoso Unabomber americano, che nel suo manifesto di rifiuto della tecnologia, fece del vero terrorismo, inviando bombe alle università e provocando morti e feriti.

Naturalmente si può essere critici verso la tecnologia, ma nelle forme non solo pacifiche, ma anche nelle specificità del suo utilizzo.

A questo proposito, una ricerca pubblicata su Inran.it, è giunta alla conclusione che l’abuso degli smartphone può provocare una dipendenza paragonabile a quella degli oppiacei. Come nell’abuso di droghe, l’abuso del telefono di ultima generazione potrebbe creare dipendenza.

La ricerca, riportata su tutti i quotidiani, ha analizzato la dipendenza sotto forma di connessioni neurologiche. Secondo il ricercatore Erik Peper, dell’Università di San Francisco, il cervello, nell’uso dei derivati dell’oppio, sviluppa determinate connessioni neurologiche per far fronte al dolore ed attenuarlo. Le stesse connessioni sarebbero state riscontrate nell’abuso dei telefoni moderni.

Per il momento si tratta di uno studio che ha analizzato un campione di soli 135 studenti con comportamenti ossessivi verso il proprio smartphone. In questo campione sono stati riscontrati degli stati depressivi e ansiogeni, con un alto grado di isolamento rispetto alla società. Tutte forme psicologiche riscontrate anche nei tossicodipendenti da oppiacei.

Gli studenti si sono mostrati con i loro comportamenti ossessivi compulsivi verso il telefono, utilizzandolo anche durante i pasti, e durante lo studio, se non addirittura alla guida, tanto da sviluppare condizioni di “semi-tasking”.

Questa condizione, come riferito dagli studiosi, si riferisce a quegli stati dove, svolgendo più compiti nello stesso momento, non si raggiungono gli stessi risultati ottenuti da chi svolge un compito alla volta. Anzi, spesso, i risultati sono inferiori anche del 50%.

notifiche

L’abuso di smartphone dunque, non nuoce solo al nostro stato psicologico, ma anche al nostro rendimento generale.

Secondo gli organizzatori della ricerca, i meccanismi che operano in questi casi, sono gli stessi che negli istinti primitivi avvertono di un pericolo. Il nostro cervello utilizzerebbe gli stessi percorsi neuronali, ma se una volta potevano salvarci da una belva predatrice, oggi invece ci immergono nella banalità delle notizie futili, che spesso vengono pubblicate sui social.

La banalità di molte informazioni che ci giungono sul nostro telefono vengono, in questo modo, percepite come fondamentali, abbassando invece i livelli di guardia per le informazioni e gli accadimenti realmente importanti.

Naturalmente si tratta di meccanismi che scattano quando vi sono degli abusi, mentre in un utilizzo normale del nostro smartphone, queste connessioni non vengono create. Quando arriva una notifica, si può sempicemente ignorarla, leggerla in un secondo momento oppure non interrompere un’azione importante che si stava svolgendo per visualizzarla.

Ricordiamo infatti, che se ci deve essere comunicata una notizia importante, è molto probabile che si riceva una telefonata, piuttosto che una notifica. Bisogna quindi imparare a rispettare e priorità, ed utilizzare la tecnologia nella forma giusta, senza attribuirle più importanza del necessario, ma senza nemmeno ignorarla.

Non serve essere degli integralisti alla Zerzan, o dei terroristi alla Kaczynsky, per non soffrire di dipendenza, ma solo dare la giusta considerazione all’utilità della tecnologia, e il giusto spazio ai rapporti umani e sociali.

Questa va utilizzata per quello che è, un aiuto per facilitare la vita, non la vita stessa. Trasfigurare la propria vita in un telefono, non vivendo la propria realtà, è del tutto errato. Vivere la realtà, aiutandosi con la tecnologia, è corretto.