L’agricoltura responsabile è un tema sempre più attuale nel nuovo millennio. E l’opinione pubblica sempre più sensibile verso tematiche di salvaguardia del territorio.

Gli ambientalisti, e non solo, hanno compreso che l’agricoltura intensiva non può più essere predominante, con le conseguenze che comporta, a livello ambientale. A rischio non soltanto la biodiversità, ma anche la salute. Ma l’agricoltura moderna comprende anche trasporti inquinanti a grandi distanze. Anche impoverimento di alcune zone per favorirne altre.

L’opinione pubblica chiede una agricoltura responsabile che nutra il pianeta senza danneggiarlo. Così si stanno muovendo alcune organizzazioni governative internazionali.

Le Linee Guida OCSE-FAO

Le due principali organizzazioni, l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura), sono quelle deputate a trovare delle soluzioni e ad applicarle.

In particolare hanno stabilito le Linee Guida per Filiere di Approvvigionamento Agricolo Responsabile, coinvolgendo 30 multinazionali agroalimentari leader mondiali.

Queste linee guida non sono esenti da critiche, sia di tipo ambientale che politico e ideologico. In primo luogo la critica è sul coinvolgimento delle grandi multinazionali invece degli agricoltori locali.

In secondo luogo sui risultati fin qui raggiunti da queste organizzazioni. Sono tacciate molto spesso di fare gli interessi della finanza piuttosto che quelli della popolazione.

Parte il progetto

Ma intanto parte il progetto per ottimizzare l’applicazione delle Linee Guida. Nel settore agricolo, quello che le due organizzazioni vogliono migliorare sono le filiere di produzione, l’approvvigionamento e la distribuzione.

Queste Guida è stata già approvata dall’OCSE nel 1976. Ma solo nel 2014 i governi hanno poi approvato i Principi per Investimenti Responsabili in Agricoltura e nei Sistemi Alimentari della Commissione per la Sicurezza Alimentare Mondiale.

Le linee vogliono spingere verso dei comportamenti responsabili le multinazionali. Questo riguarda in particolare per il commercio agricolo.

Ora arriva anche il progetto pilota. Partecipano sia enti pubblici che i privati, assieme ai lavoratori del settore.

Cosa dicono alle Linee Guida

La globalizzazione ha accentuato i fenomeni di sfruttamento intensivo nell’agricoltura. Un problema già sollevato da molti ambienti alternativi, da almeno 20 anni. Gli enti governativi sono ancora in ritardo su una soluzione per arrivare ad un’agricoltura responsabile, da più parti sollecitata.

Molte organizzazioni ambientaliste hanno più volte indicato la via del consumo locale a chilometri zero, come la soluzione al problema. Una soluzione sia ambientale che sociale.

Le Linee Guida sono invece un documento di 122 pagine, con raccomandazioni per il settore agricolo, di cooperazione tra governi e multinazionali. Queste linee comunque ripristinano un principio territoriale dei governi sulle multinazionali. Escludono comunque qualsiasi protezionismo.

Le raccomandazioni alle multinazionali riguardano il rispetto dei diritti umani, dei lavoratori, della salute e dell’ambiente, secondo i parametri dei governi locali. Questi principi sono raccomandati in tutta la filiera. Tra le novità più interessanti, quella di non invocare la mancanza di certezze scientifiche in caso di disastri ambientali (Capitolo 6, art 4).

Alcuni capitoli sono stati dedicati anche alla lotta alla corruzione, ai consumatori e alle tecnologie.