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Echidna: il mammifero che depone le uova

03/07/2026

Echidna: il mammifero che depone le uova

Tra i mammiferi esistenti sul pianeta, l'echidna occupa una posizione del tutto singolare: depone uova con guscio coriaceo come un rettile, allatta i piccoli attraverso pori cutanei anziché capezzoli veri e propri, e possiede un sistema nervoso di complessità sorprendente per un animale che molti ancora immaginano come una semplice creatura primitiva. Classificata nell'ordine dei Monotremata insieme all'ornitorinco, questa specie incarna meglio di qualunque altra la difficoltà di applicare categorie zoologiche rigide a organismi che la storia evolutiva ha plasmato seguendo traiettorie proprie, indipendenti dai percorsi che hanno portato agli euteri e ai marsupiali.

L'echidna animale si presenta, nella sua morfologia esterna, come un insieme di soluzioni adattive apparentemente contraddittorie: un corpo tozzo e muscoloso, interamente ricoperto di aculei cheratinosi intervallati da pelo ispido, zampe brevi dotate di artigli robusti adatti allo scavo, un muso allungato e privo di denti, percorso da una lingua vischiosa che si estende con rapidità fulminea per catturare formiche, termiti e altri invertebrati del suolo. La lunghezza corporea oscilla, nelle specie più diffuse — in particolare Tachyglossus aculeatus, la specie australiana — tra i 30 e i 50 centimetri, con un peso che varia da 2 a 7 chilogrammi a seconda della stagione e del sesso dell'individuo.

La distribuzione geografica del genere abbraccia l'intero continente australiano, la Tasmania e la Nuova Guinea, dove vivono anche le specie del genere Zaglossus, di dimensioni maggiori e con abitudini in parte differenti, oggi gravemente minacciate dalla perdita di habitat e dalla caccia. La familiarità con cui gli australiani convivono con questo animale — visibile in parchi, radure boschive, persino in giardini periurbani — non deve indurre a sottovalutare quanto poco si sapesse, fino a pochi decenni fa, dei meccanismi fisiologici e comportamentali che lo governano.

Riproduzione ovipara e gestione del marsupio addominale

La riproduzione dell'echidna animale rappresenta, per chi studia la biologia dei vertebrati, uno dei casi più istruttivi di come soluzioni riproduttive arcaiche possano risultare pienamente funzionali in contesti ecologici stabili: la femmina depone un unico uovo — raramente due — direttamente nella tasca addominale, una struttura cutanea temporanea che si forma sotto l'influenza degli estrogeni nelle settimane precedenti la deposizione. L'uovo, di dimensioni paragonabili a un fagiolo (circa 13-17 millimetri di diametro), ha un guscio flessibile e viene incubato per un periodo di 10-11 giorni a contatto diretto con la pelle materna, in condizioni di temperatura e umidità controllate passivamente dal corpo della madre.

Il piccolo, detto puggle, schiude rompendo il guscio con un dente dell'uovo specializzato che scompare subito dopo la nascita; a questo punto è completamente indifeso — cieco, privo di aculei, lungo meno di 15 millimetri — e si nutre leccando il latte che trasuda da aree cutanee areolate, poiché la madre è priva di capezzoli. La composizione del latte cambia sensibilmente nel corso delle settimane: ricco di zuccheri nella fase iniziale, diventa progressivamente più grasso man mano che gli aculei del piccolo iniziano a svilupparsi e rendono scomodo il contatto prolungato con la tasca materna. Verso la settima settimana di vita, il puggle viene deposto in una tana scavata dalla madre, che tornerà a nutrirlo ogni cinque-dieci giorni per altri cinque o sei mesi, fino allo svezzamento.

Struttura del sistema nervoso e capacità cognitive

Uno degli aspetti più controintuitivi della biologia dell'echidna riguarda le dimensioni e l'organizzazione del suo neocortex: nonostante la posizione basale nell'albero dei mammiferi, Tachyglossus aculeatus possiede una corteccia cerebrale con una superficie proporzionalmente simile a quella degli umani e dei cetacei, con una ricca giroconvoluzione che si discosta nettamente dall'aspetto liscio che ci si aspetterebbe in un monotremo. Le ragioni evolutive di questa complessità non sono ancora del tutto chiarite, ma alcuni ricercatori le mettono in relazione con le necessità cognitive legate alla caccia in ambienti sotterranei complessi, alla navigazione spaziale e alla gestione di informazioni chemosensoriali elaborate.

Gli esperimenti condotti nel corso dell'ultimo ventennio hanno inoltre documentato nell'echidna animale una forma di sonno REM — per decenni ritenuta assente nei monotremi — che si manifesta però in modalità parzialmente diversa rispetto a quanto osservato negli euteri: l'attività cerebrale caratteristica del REM coesiste con una temperatura corporea che negli euteri sarebbe incompatibile con questa fase del sonno, il che suggerisce un'architettura del ciclo sonno-veglia evolutivamente indipendente. Questi dati hanno contribuito a ridisegnare la comprensione delle origini filogenetiche del sonno REM stesso, spostando il dibattito verso ipotesi di convergenza evolutiva piuttosto che di eredità comune.

Termoregolazione e metabolismo basale

La temperatura corporea dell'echidna si assesta normalmente tra i 30 e i 32 gradi centigradi, un valore sensibilmente inferiore a quello degli altri mammiferi placentati, e risponde in modo flessibile alle condizioni ambientali: nelle regioni alpine e nelle zone a clima temperato-freddo dell'Australia meridionale e della Tasmania, l'echidna entra in uno stato di torpore invernale — a volte prolungato per settimane — durante il quale la temperatura corporea può scendere fino a pochi gradi sopra lo zero, seguendo passivamente quella dell'ambiente circostante. Questo regime metabolico ridotto consente all'animale di sopravvivere a periodi di scarsità alimentare senza intaccare significativamente le riserve lipidiche sottocutanee.

Il metabolismo basale è circa la metà di quello atteso per un mammifero di dimensioni equivalenti, una caratteristica che si riflette anche nel ritmo di crescita lento del puggle e nella longevità eccezionale dell'adulto: in cattività, esemplari di Tachyglossus aculeatus hanno raggiunto e superato i 50 anni di età, un record assoluto tra i mammiferi di taglia comparabile. Sul campo, la stima dell'età risulta difficile per l'assenza di marcatori morfologici evidenti, ma i dati di ricattura in progetti di monitoraggio a lungo termine indicano una sopravvivenza media degli adulti sensibilmente superiore a quella di altri insettivori di dimensioni simili.

Elettrorecezione e strategie di caccia

Il muso dell'echidna — formalmente definito rostro — ospita, nella sua porzione terminale, una densa rete di meccanocettori ed elettrocettori distribuiti su aree cutanee altamente vascolarizzate; questa capacità di percepire campi elettrici di bassa intensità, generati dalla muscolatura e dall'attività nervosa delle prede, consente all'echidna animale di individuare invertebrati nascosti sotto il suolo o nel legno marcio anche in condizioni di oscurità totale e in assenza di stimoli chimici sufficienti. Il numero di elettrocettori presenti in Tachyglossus aculeatus — circa 400, contro le migliaia dell'ornitorinco — riflette un uso più limitato di questa modalità sensoriale, presumibilmente legato alla minore dipendenza da ambienti acquatici.

La tecnica di caccia si articola in una sequenza di comportamenti ben definiti: esplorazione del substrato con movimenti laterali del rostro, scavo rapido con gli artigli anteriori o posteriori a seconda dell'orientamento dell'animale rispetto alla preda, estrazione con la lingua — lunga fino a 18 centimetri e capace di protrusioni rapide a frequenza elevata — e triturazione del cibo tra la base della lingua e il palato cheratinoso, in assenza di qualsiasi struttura dentaria. La saliva viscosa trattiene efficacemente le prede minuscole, e l'intera sequenza ha una durata variabile che l'animale adatta alla resistenza opposta dal substrato.

Stato di conservazione e pressioni ambientali sulle specie del genere Zaglossus

Mentre Tachyglossus aculeatus mantiene uno stato di conservazione classificato come "least concern" dalla Lista Rossa IUCN, la situazione delle echidne dal becco lungo della Nuova Guinea è profondamente diversa: Zaglossus bruijni, Z. bartoni e la specie riscoperta Z. attenboroughi — identificata con certezza fotografica da un'équipe di ricercatori nel 2023 dopo decenni di segnalazioni non confermate sulle montagne Cyclops — sono tutte classificate come criticamente minacciate o in pericolo, con popolazioni frammentate e in contrazione a causa della deforestazione, dell'agricoltura estensiva e della caccia di sussistenza praticata con cani e trappole tradizionali.

La difficoltà di monitorare l'echidna animale in natura — schiva, prevalentemente crepuscolare e notturna, capace di restare immobile e mimetizzata per ore — ha a lungo ostacolato la raccolta di dati demografici affidabili; le tecniche di rilevamento basate su fototrappole, telemetria GPS e analisi del DNA ambientale estratto da campioni di suolo stanno oggi colmando parte di questo deficit informativo, offrendo strumenti nuovi per stimare densità di popolazione, uso del territorio e flusso genico tra aree isolate. I programmi di conservazione attivi in Papua Nuova Guinea e in Indonesia dipendono in misura crescente dall'integrazione di queste tecnologie con il coinvolgimento delle comunità locali, le uniche in grado di garantire un presidio continuativo su aree troppo vaste e remote per essere monitorate esclusivamente da team scientifici esterni.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.