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Micosi nel cane: diagnosi e terapia

24/07/2026

Micosi nel cane: diagnosi e terapia

Le micosi nel cane rappresentano un gruppo eterogeneo di infezioni causate da funghi patogeni che colonizzano cute, annessi cutanei, mucose e, nei casi più gravi, organi interni; distinguerle dalle dermatiti batteriche o dalle reazioni allergiche richiede un'attenzione diagnostica che va ben oltre la semplice osservazione visiva del pelo arruffato o della pelle arrossata. Chi si occupa quotidianamente di medicina veterinaria sa quanto sia frequente l'errore di attribuire a un'allergia alimentare ciò che in realtà è un'infezione micotica in atto, con conseguente ritardo terapeutico e peggioramento del quadro clinico. La micosi nel cane, proprio per la varietà dei suoi agenti causali e dei tessuti che può coinvolgere, esige un approccio diagnostico strutturato.

I funghi responsabili delle infezioni nel cane appartengono a categorie molto diverse tra loro: dermatofiti come Microsporum canis e Trichophyton mentagrophytes, lieviti come Malassezia pachydermatis, e funghi sistemici come Aspergillus, Cryptococcus neoformans o Blastomyces dermatitidis, quest'ultimi endemici in specifiche aree geografiche e capaci di provocare quadri clinici severi con coinvolgimento polmonare, neurologico o osseo. La distinzione tra forme superficiali e forme profonde non è solo tassonomica: orienta radicalmente le scelte terapeutiche e il livello di urgenza con cui si deve intervenire.

Comprendere la biologia dell'agente responsabile, le condizioni che ne favoriscono la proliferazione e i segni clinici caratteristici di ciascuna forma permette di intervenire con maggiore precisione, riducendo il rischio di terapie empiriche prolungate che, nel caso degli antifungini sistemici, non sono prive di effetti avversi rilevanti sul fegato e sui reni del paziente.

Agenti eziologici e fattori predisponenti alla micosi nel cane

La colonizzazione fungina non avviene in modo casuale: richiede una combinazione di fattori legati all'agente patogeno, all'ospite e all'ambiente, la cui interazione determina se il fungo si limita a una presenza transitoria sulla superficie corporea o riesce a instaurare un'infezione vera e propria. Nei cani giovani, anziani, immunocompromessi o in corso di terapia con corticosteroidi e antibiotici ad ampio spettro, la soglia di resistenza si abbassa in modo significativo, rendendo questi soggetti suscettibili anche a specie fungine considerate opportuniste a bassa virulenza. Malassezia pachydermatis, per esempio, è un commensale fisiologico della cute canina che diventa patogeno quando le condizioni locali — umidità elevata, alterazione del pH, ipersecrezione sebacea — ne favoriscono la proliferazione eccessiva; è particolarmente frequente nelle razze con morfologia corporea che predispone a piaghe, pliche e canali auricolari stretti, come il Bassotto, il Cocker Spaniel o il Shar Pei.

I dermatofiti, al contrario, sono funghi con capacità cheratinolitica intrinseca: aggrediscono attivamente lo strato corneo dell'epidermide, i follicoli piliferi e le unghie, traendo nutrimento dalla cheratina. La trasmissione avviene per contatto diretto con animali infetti, con spore presenti nell'ambiente o con oggetti contaminati — spazzole, cucce, lettiere —, il che rende le infezioni da dermatofiti particolarmente insidiose negli ambienti con più animali conviventi, come canili, pensioni e allevamenti. Vale la pena ricordare che alcune specie, Microsporum canis in primis, sono zoonotiche: il cane infetto può trasmettere il fungo all'uomo, con manifestazioni cliniche che nel proprietario appaiono tipicamente come lesioni circolari eritematose sul cuoio capelluto o sul tronco.

Sintomi e presentazione clinica delle diverse forme

La dermatofitosi si manifesta con aree di alopecia circoscritta, spesso multiple, con margini più o meno netti e squame biancastre visibili alla base dei peli; in molti casi i peli si spezzano alla radice, lasciando piccoli monconi su una superficie cutanea lievemente eritematosa, talvolta con pustole follicolari nelle fasi più acute. La localizzazione preferenziale riguarda muso, orecchie, zampe anteriori e regione perioculare, ma nelle forme generalizzate — più rare e quasi sempre associate a immunodepressione — le lesioni possono distribuirsi su ampie aree del corpo con un pattern difficilmente distinguibile da quello di una piodermite profonda senza l'ausilio degli esami diagnostici.

La malasseziosismo si presenta in modo diverso: prurito intenso, eritema, cute ispessita e iperpigmentata con odore caratteristico rancido-fermentativo, accumulo di cerume brunastro nel canale auricolare quando l'infezione coinvolge l'orecchio, e lichenificazione nei casi cronici. Le zampe — specialmente gli spazi interdigitali — e le pliche cutanee sono le aree elettive; in certi soggetti il quadro si sovrappone a quello di una dermatite atopica sottostante, e la componente micotica viene trascurata perché mascherata dall'infiammazione allergica. Le micosi sistemiche hanno invece una presentazione molto più polimorfa e variabile: tosse, dispnea, lesioni oculari, deficit neurologici, claudicazione e linfoadenomegalia generalizzata possono essere i segni d'esordio, senza che la cute sia inizialmente coinvolta in modo evidente.

Diagnosi: esami di laboratorio e strumenti clinici

La diagnosi di micosi nel cane non può fondarsi sull'aspetto clinico delle lesioni, che è notoriamente aspecifico e sovrapponibile a quello di numerose altre dermatopatie; è necessario ricorrere a esami di laboratorio la cui scelta dipende dalla forma clinica sospettata. Per la dermatofitosi, l'esame colturale su DTM (Dermatophyte Test Medium) rimane il gold standard diagnostico: il campionamento va eseguito prelevando peli dalla periferia della lesione attiva con uno spazzolino sterile, tecnica che aumenta significativamente la resa rispetto al semplice raschiato. La lampada di Wood — che emette luce ultravioletta a 365 nm — può essere utile come screening rapido per Microsporum canis, che fluorescenta di verde-giallastro, ma mostra una sensibilità limitata: solo alcune colonie producono fluoresceina in quantità rilevabile, e una lampada di bassa qualità o mal calibrata può generare falsi negativi sistematici.

Per la malassezia, il citologico per impronta o per scotch-tape test sulla zona interessata, seguito da colorazione rapida tipo Diff-Quik, consente di identificare i lieviti con la loro caratteristica morfologia a "impronta di scarpa" e di quantificarli in modo orientativo; valori superiori a due-tre organismi per campo a immersione in zone come il condotto auricolare sono considerati significativi in presenza di segni clinici compatibili. Per le micosi sistemiche, la diagnostica si fa più articolata e comprende sierologia (test per anticorpi o antigeni fungini circolanti), esame microscopico e colturale di BAL, aspirati linfonodali o campioni bioptici, e in alcuni casi PCR su tessuto; la consulenza con un internista o un dermatologo veterinario specializzato è in questi casi indispensabile.

Trattamento antifungino: opzioni topiche e sistemiche

La terapia della micosi nel cane varia in modo sostanziale a seconda dell'agente responsabile, dell'estensione delle lesioni e delle condizioni generali del paziente; non esiste un protocollo universale, e l'adattamento alle caratteristiche del singolo caso è parte integrante della competenza clinica richiesta. Nelle dermatofitosi localizzate in soggetti immunocompetenti, la combinazione di terapia topica con shampoo a base di miconazolo e clorexidina — applicati almeno due volte a settimana per quattro-otto settimane — con terapia orale a base di itraconazolo (5 mg/kg a giorni alterni secondo i protocolli pulsatili più recenti) rappresenta l'approccio più diffuso e documentato; la terbinafina è un'alternativa valida, con buona attività cheratinofila e profilo di sicurezza accettabile anche nei soggetti con lieve compromissione epatica.

Per la malassezia, i trattamenti topici con shampoo contenenti ketoconazolo, clorexidina o piritionato di zinco sono efficaci nelle forme localizzate, mentre le forme diffuse o recidivanti richiedono integrazione con itraconazolo o ketoconazolo sistemici; è imprescindibile, in questi casi, identificare e gestire la condizione sottostante — che si tratti di atopia, ipotiroidismo o altra endocrinopatia — perché senza il controllo del fattore predisponente la recidiva è la regola, non l'eccezione. Le micosi sistemiche richiedono trattamenti prolungati, spesso per mesi, con fluconazolo, itraconazolo o amfotericina B a seconda della specie fungina e del coinvolgimento d'organo; il monitoraggio degli enzimi epatici durante la terapia orale prolungata con azoli è obbligatorio, con cadenza almeno mensile nelle fasi iniziali.

Prevenzione, gestione ambientale e controllo della contagiosità

La gestione di un caso di micosi nel cane — specialmente se da dermatofiti — non esaurisce la responsabilità clinica con la sola prescrizione terapeutica per il paziente: l'ambiente in cui vive l'animale va trattato con la stessa attenzione riservata all'ospite, poiché le spore di dermatofiti possono sopravvivere per mesi su superfici, tessuti e oggetti non trattati. La decontaminazione ambientale prevede la pulizia meccanica delle superfici — per ridurre la carica sporale — seguita dall'applicazione di soluzioni fungicide come la candeggina diluita (1:10 in acqua), l'enilconazolo nebulizzato o il solfato di rame nelle aree esterne; i tessuti non lavabili andrebbero eliminati, mentre cucce, guinzagli e accessori vanno lavati ad alte temperature o sostituiti.

Negli ambienti multipli, come canili e pensioni, l'isolamento del soggetto positivo deve essere immediato e mantenuto fino alla negatività delle colture di controllo, eseguite a distanza di almeno due settimane dalla fine del trattamento; il personale a contatto con animali potenzialmente infetti dovrebbe adottare guanti monouso e indumenti dedicati, soprattutto in presenza di lesioni cutanee proprie che rappresenterebbero una via di ingresso privilegiata. La prevenzione delle recidive passa infine attraverso il monitoraggio periodico dei soggetti predisposti — specialmente quelli con patologie cutanee croniche o in terapia immunosoppressiva —, con esami citologici di controllo e una gestione attenta delle condizioni ambientali che favoriscono la proliferazione fungina: umidità elevata, scarso ricambio d'aria, sovraffollamento.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to