Nigeria: ecco cosa c'è nel Delta dei veleni

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Susan Dabbous

AMBIENTE. Nel Delta del Niger sono pochi gli abitanti che riescono a vivere oltre i 42 anni, affetti più che mai da nuove forme tumorali. È questa l'eredità che lasciano gli oltre 40 anni di attività estrattiva del petrolio che non accenna a fermarsi.

Devastazione dell'ecosistema, aumento delle malattie respiratorie e accorciamento delle aspettative di vita. Nel Delta del Niger sono pochi gli abitanti che riescono a vivere oltre i 42 anni, affetti più che mai da nuove forme tumorali. È questa l'eredità che lasciano gli oltre 40 anni di attività estrattiva del petrolio che non accenna a fermarsi. La Nigeria è uno dei più grandi produttori di petrolio al mondo, basti pensare che soddisfa da solo il 20 per cento del fabbisogno europeo di combustibile.

Nigeria, il petrolio scorre dove la Terra sanguina

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redazione

AMBIENTE. Esce oggi il dossier di Crbm (Campagna per la riforma della Banca mondiale) sul devastante impatto delle multinazionali petrolifere che operano nel Delta del Niger. Non solo Shell ma anche Eni, attiva nel Paese da oltre 40 anni.

Amnesty International, Campagna per la riforma della Banca Mondiale (Crbm) e Aktivamente promuovono stasera dalle 20,30 al cinema Aquila a Roma una serata-evento dedicata ai diritti umani e all’ambiente nel Delta del Niger. Si tratta della regione della Nigeria più ricca di petrolio, ma anche la più povera e degradata dal punto di vista ambientale.

Mancate bonifiche, l’Iss accusa: «10mila morti»

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Alessandro De Pascale

INQUINAMENTO. L’Istituto superiore di sanità rivela in Commissione ecomafie l’esito di uno studio sulle vittime per tumore nei Siti di interesse nazionale tra il 1995 e il 2002. È una strage silenziosa.

«Nei 44 Sin (Siti di interesse nazionale, ndr), si sono verificati 10mila decessi per tutte le cause e 4.000 per tutti i tumori in eccesso rispetto ai riferimenti regionali. È una prima conferma del fatto che questi 44 Sin realmente rispondevano a un criterio di rischio sanitario esistente». È una strage silenziosa quella denunciata da Roberta Pirastu, epidemiologa dell’Istituto superiore di sanità (Iss).

Se anche palazzo di giustizia è green

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Donatella Pavan (Terra Milano)

INNOVAZIONE. Il teleriscaldamento fa parte del piano comunale per combattere l’inquinamento e migliorare l’aria dei milanesi.

Il teleriscaldamento? Si declina a seconda del luogo: ogni territorio ha a disposizione fonti di calore diverse da sfruttare e il teleriscaldamento può esserne il catalizzatore. «Si tratta di un sistema in grado di sfruttare e integrare le risorse locali», dice Lorenzo Spadoni, responsabile sviluppo e gestione di A2A per il teleriscaldamento a Brescia, Milano e Bergamo.

I veleni della marina dietro le cozze tossiche

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Fulvio Colucci

TARANTO. Più grave del previsto l’inquinamento nelle acque pugliesi. Lo certifica l’Ispra. E lo ribadisce l’assessorato all’Ambiente della Regione, che mette sotto accusa l’area dell’arsenale.

Tutta la verità sull’inquinamento del Mar piccolo di Taranto. Quello che ha fatto esplodere il caso delle cozze al Pcb (policlorobifenile) la scorsa estate. Quello che ha imposto la distruzione di centinaia di tonnellate di mitili. Quello che costringe un’attività millenaria a migrare in cerca di altra acqua. Perché la stessa Ispra ha dichiarato in una lettera al ministero dell’Ambiente che anche ampie zone di Mar grande, il mare aperto, il Mar Ionio, sono interessate a fenomeni di inquinamento. Cozze senza casa, cozze senza pace.

Geocarbon, un sistema per calcolare la Co2 nel mondo

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Emanuele Bompan

CLIMA. Presentato un nuovo progetto europeo per armonizzare la misurazione dei i gas climalteranti. Al via anche una moderna rete di stazioni per rilevare dell’inquinamento nell’Ue.

Quante volte vi è capitato di incontrare discrepanze nelle misure delle concentrazioni di Co2? Quanta ne emette l’Italia? E la Francia? E quanta ne assorbono le foreste e il suolo? Senza dimenticare poi gli obbiettivi di riduzione, sempre così incerti. Misurare con esattezza i gas climalteranti diviene fondamentale per prendere decisioni politiche finalizzate raggiungere obbiettivi programmatici, come il 20-20-20 europeo o mettere in atto meccanismi volontari internazionali di taglio alle emissioni.

Per l’Ispra è inquinato anche il Mar grande

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Fulvio Colucci

TARANTO. Dopo le cozze al Pcb trovate nello specchio interno, l’ipotesi era di spostarle in quello aperto. A farla sfumare, una lettera inviata al ministero dall’Istituto per la protezione ambientale.

Non c’è scampo per il mare di Taranto. Dopo la scoperta delle “cozze al Pcb”, la scorsa estate all’interno alla città (nel mar piccolo), tocca ora al mar grande, quello aperto che si apre sul Golfo, rivelare il suo avvelenamento. Come una piaga biblica. La notizia trapela grazie ad una lettera dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione ambientale), inviata al ministero dell’Ambiente qualche settimana fa.

Da Reggio Emilia parte l’inventario di chi più inquina

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Michele Martino

IL PROGETTO. Verranno presentati oggi i risultati di uno studio che ha misurato le emissioni di anidride carbonica in città italiane ed europee.

Si può guarire la pianura padana – uno dei luoghi in assoluto più inquinati al mondo, come fotografa da tempo il satellite europeo – dal mal d’aria? Per riuscirci a Reggio Emilia, cittadina col record di piste ciclabili e di bus pubblici elettrici in Italia si sono messi in testa di misurare le emissioni di CO2 (l’anidride carbonica, uno degli elementi di maggior rischio per la salute) e di mettere a punto una serie di contromisure pratiche per diminuire la quota di gas scaricati nell’atmosfera.

Polveri sottili killer la strage avviene in città

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Federico Tulli

INQUINAMENTO. Uno studio su larga scala dell’Organizzazione mondiale della sanità ha rilevato in alcune aree urbane la presenza di pm10 fino a quindici volte la soglia tollerabile dall’uomo.

Che lo smog uccida non è una novità, ma leggendo i numeri che riassumono la dimensione del problema a livello planetario non si può rimanere indifferenti. Ogni anno oltre due milioni di persone muoiono per l’inalazione di particelle fini che inquinano l’aria che respiriamo. La maggioranza, secondo le ultime stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nelle zone urbane dove il numero di decessi prematuri da attribuire all’inquinamento è stimato intorno a 1,34 milioni.

Il disastro ambientale dell’area di Malagrotta

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Alessandro De Pascale

DOSSIER. I Verdi rendono pubblica un’indagine dell’Ispra sull’inquinamento causato dalla discarica della Capitale, la più grande d’Europa: «Il mercurio è in tutte le matrici analizzate».

La tabella forse più esemplificativa, quella che rende meglio l’idea del “disastro Malagrotta”, si chiama «indicatore di pressione ambientale». È soltanto una delle decine di centinaia di tavole contenute nelle oltre 700 pagine dello studio condotto nel 2010 dall’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), per conto del ministero dell’Ambiente. È l’indagine più completa mai realizzata. Se ne erano perse le tracce fino a ieri.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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