Caffè
La bevanda nera riabilitata e promossa dall'OMS

Il diabete di tipo 2 ha un nuovo nemico: il caffè. E il caffè continua a guadagnare apprezzamenti dai ricercatori, dopo essere stato a lungo sulla lista nera dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il caffè era infatti imputato di essere pericoloso, e addirittura cancerogeno. Ma questo appartiene al passato, e moltissime ricerche nell’ultimo decennio, non solo hanno riscattato questa bevanda tanto amata dagli italiani, ma ora addirittura la indicano come utile in numerose patologie, tra cui il diabete, appunto, e anche l’Alzheimer. L’importante, come sempre, è non abusarne e limitarsi a 3, massimo 5 tazzine al giorno.

La ricerca, che è in realtà una comparazione tra 30 diverse ricerche scientifiche, ha stabilito che un consumo normale di caffè aiuta a ridurre del 30% i rischi di diabete di tipo 2. Lo studio è stato pubblicato su Nutrition Reviews.

Una rivelazione di cui prima non si ipotizzava nulla. La ricerca ha anche stabilito che, il consumo di una tazza giornaliera, di caffè decaffeinato, riduce il rischio del 6%, mentre fa meglio il caffè con caffeina, con il 7%.

Sarebbero le proprietà antiossidanti ad aiutare l’organismo, influendo positivamente sia sulle funzioni renali che circolatorie. Il caffè dunque fa bene ai reni e al cuore, anche perché va ad incidere sui marcatori pro-infiammatori, riducendo le infiammazioni.

Il caffè è inoltre benefico per il fegato, e viene considerato oramai un anti-tumorale per questo organo. Anche il rischio di sviluppare l’Alzheimer sarebbe ridotto del 27%.

La ricerca è stata condotta analizzando un campione di più di un milione di persone, ed è quindi molto affidabile.