KLM

Il flight shame è un movimento in corso di crescente diffusione che, dalla Svezia, ha come obiettivo quello di espandere in tutto il mondo l’invito a viaggiare responsabilmente. Ma in che modo? E cosa c’entra KLM in tutto ciò?

La flygskam, traducibile con flight shame, o vergogna di volare, è un’iniziativa che incoraggia le persone a smettere di volare al fine di non contribuire a ulteriori emissioni di carbonio. L’idea è sorta dalla mente di Bjorn Ferry, ex atleta svedese, ed ha subito incontrato i favori di moltissime personalità celebri in Svezia, tra cui quella di Malena Ernman, una cantante d’opera madre della più famosa Greta Thunberg.

Naturalmente, la flygskam non vuole semplicemente impedire alle persone di spostarsi, ma più pragmaticamente individuare un mezzo di locomozione più ecologico e sostenibile, come magari il treno.

Detto ciò, KLM ha cercato di cavalcare questa ondata emotiva, sfruttando quella che potrebbe essere un’arma a doppio taglio (appunto, la vergogna di volare) in uno strumento a proprio vantaggio.

Attraverso una lettera pubblica, l’amministratore delegato e presidente della compagnia aerea, Pieter Elberst, ha domandato ai passeggeri e agli operatori dell’industria di collaborare per poter creare un futuro dell’aviazione pienamente sostenibile. Anche a tal fine, ha incoraggiato le altre compagnie aeree a usare il programma carbon offset di KLM, scegliendo carburanti bio, mentre i viaggiatori sono stati invitati a prendere decisioni responsabili sui voli… ovvero, volare solamente se è necessario.

Nella sua nota, il top manager di KLM ha rammentato che cent’anni fa, con i primi voli, l’imperativo era la sicurezza: all’epoca, dell’impatto ambientale si sapeva poco o nulla. Oggi invece è ben noto che l’aviazione ha la prioritaria responsabilità di assicurare ai propri figli di avere ancora un mondo da esplorare.

Ecco dunque che, prima di prenotare un volo aereo, sarebbe opportuno chiedersi se non si possa invece utilizzare il treno, e se quel viaggio è necessario, e ancora non si possono compensare in qualche modo le emissioni di CO2 prodotte.

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